Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Eppure, se mentre ci avviciniamo alla porta dovessi dirvi che in quella stanza una vecchia molto crudele ha incontrato la sua fine, e ogni sera allo scoccare della mezzanotte torna, con le mani come artigli, deformate dall’artrite, e allunga le braccia per toccare ciò che i suoi occhi spenti, devastati dalla cataratta non riescono a vedere. Se dovessi poi condurvi nella stanza buia e lasciarvi là dentro, dopo essermi chiuso la porta alle spalle, rimarreste seduti tutta la notte, con i pensieri a mille, pensando solo a cosa potrebbe esserci là fuori, che aspetta al buio, che aspetta di afferrarvi con le sue mani fredde come una tomba.»
Il suono della sua voce si insinuò nell’alcova, oltre la finestra con i vetri colorati adesso oscurata dalla notte, e su per la stretta e ripida scalinata fino al muro di mattoni. Perfino lì, le parole scivolarono attraverso invisibili crepe.
«È questa la chiave del vero orrore» disse Sebastian con una fiducia che nessuno di loro poteva mettere in dubbio. «Se credete che sia vero, allora è vero.»
Venti minuti dopo, Kate toccò il touchpad del suo portatile. Sam guardò le luci rosse di tutte le telecamere che si spegnevano.
L’intervista era finita.
«Be’, è stato davvero incredibile.» Wainwright era raggiante, quando fece per alzarsi dalla sedia. «Tante grazie a tutti per aver partecipato.»
La mano di Sam sfiorò il bordo della fotografia nella tasca posteriore dei pantaloni.
«Ci hai teso una trappola» disse, la voce come un basso ringhio.
Wainwright alzò le spalle. «Sinceramente penso addirittura di essermi trattenuto, no? Avrei potuto andare più a fondo. Voglio dire, nei vostri armadi avrete scheletri peggiori, che avrei potuto tirar fuori perché tutto il mondo…»
Prima che qualcuno si accorgesse di cosa stava succedendo, Sam scavalcò il tavolino, stringendo nel pugno il bavero della giacca di Wainwright.
«Figlio di puttana!» ruggì Sam. «Ti sembra divertente?»
Daniel e Sebastian si ritrassero, scioccati, Moore invece in pochi istanti raggiunse Sam e lo tirò indietro.
Wainwright si alzò e con uno strattone si risistemò la giacca. «Cristo, amico, erano solo domande! Non hai mai detto che qualcosa fosse off-limits!»
«Qual è il vero motivo per cui siamo qui?» domandò Sam.
L’altro lo fissò, assolutamente confuso. «Come sarebbe? Per l’intervista…»
«Ma perché questa casa? Perché ci hai portati proprio qui?»
«Sam, davvero non capisco dove vuoi arrivare.»
Sam tirò fuori di tasca la vecchia foto delle sorelle Finch e la sbatté davanti al volto scioccato di Wainwright.
«Perché sembri esattamente come loro?»
Wainwright si sforzò di trovare un senso in ciò che stava guardando. «L’hai… l’hai presa dal mio libro?»
«Rispondi!» gridò Sam. «Perché sembri esattamente come loro?»
«Ma non è vero! Non so di cosa stai parlando!»
Sam si voltò e mostrò la foto agli altri. «Lo vedete?» domandò. «Guardate i loro volti!»
Si chinarono tutti in avanti a esaminare la fotografia. Daniel fu il primo a reagire. «Scusami, Sam. Non vedo alcuna somiglianza.»
«Ma…» Sam fece girare la fotografia.