Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Vaffanculo! gridò dentro di sé. Vaffanculo, piccolo viscido individuo! Piccolo ricco pezzo di merda!
Invece, con una voce che sembrava un pugno chiuso, rispose: «Non credo che sia così».
«I critici sono di un’altra opinione.»
Sam aprì la bocca per rispondere, ma non riuscì a parlare. Non riusciva nemmeno a respirare. Per una frazione di secondo, guardò Moore.
Lei intervenne senza esitare. «I critici sono bambini tristi che nessuno sceglieva mai per primi all’ora di ginnastica» disse, offrendola come la risposta risolutiva che doveva essere.
Sam si riempì d’aria i polmoni, sollevato perché non era più al centro dell’attenzione. Il cuore gli batteva forte, ma a ogni respiro sentiva il suo corpo rilassarsi. Annuì a Moore, e lei gli restituì il cenno.
«Daniel Slaughter» annunciò Wainwright, cambiando argomento, «autore di, cosa, quasi cinquanta romanzi horror per ragazzi, tutti di successo? A prima vista, tu e T.C. Moore non sembrate avere nulla in comune. La violenza nei tuoi libri, tuttavia, benché ovviamente tarata per un pubblico molto più giovane, è piuttosto esplicita.»
Daniel si agitò sotto le luci, come se cercasse di scansare una sporgenza nella sedia. «Be’, già, penso che potremmo dire così…»
«Però sei un devoto cristiano.»
«Certo.»
«All’inizio i tuoi libri furono accolti con favore dai fedeli, che scusavano lo spargimento di sangue come un mezzo giustificato dal fine. Qualunque cosa, pur di avvicinare dei lettori a Gesù, vero? Negli ultimi tempi, però, questa cosa è cambiata. Molti cristiani sono sempre più a disagio con i tuoi argomenti.»
«Be’…»
«Tu però sei credente, giusto?»
Sam guardò Wainwright con un crescente senso di timore. È sempre stato questo il suo piano. Vuole ferirci. Vuole che sanguiniamo per il suo pubblico. Non tanto da ucciderci. Oh no, se fosse troppo aggressivo farebbe un’incredibile figura da stronzo. Sta aprendo solo abbastanza ferite per fare annusare il sangue ai suoi spettatori. Ci sta colpendo proprio dove fa più male.
«Sei credente?» ripeté Wainwright.
«Na… naturalmente» disse Daniel. Ma nella sua voce c’era il dubbio. «Voglio dire, guarda, io sono un cristiano che per caso scrive romanzi horror, ma il messaggio dei miei libri è chiaro. Fate del male e sarete puniti. Alla fine solo i personaggi puri di cuore trionfano. Nei miei libri il male non vince mai. Vince il bene, perché viene da Dio.»
«E credi davvero che ai ragazzi che leggono i tuoi libri arrivi questo messaggio?»
«Ho una figlia adolescente, va bene? Ho imparato da tempo che i ragazzi non reagiscono bene ai sermoni. Perfino in chiesa, quando si riesce a farceli andare, sognano a occhi aperti la prossima festa da ballo, o il ragazzo che ha chiesto loro di uscire, o l’auto che vogliono per quando compiranno sedici anni.»
Daniel si asciugò una goccia di sudore dalla fronte.