Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti
Document

«Torno subito. Ho bisogno di una birra.»

«Beviti la mia.» Eli passò il bicchiere a Sam senza aspettare una risposta.

Sam si sedette su quel che restava della panca. Alzò il bicchiere e bevve metà birra in due grossi sorsi. Sopra le loro teste, a zigzag, penzolavano appese a dei fili minuscole zucche illuminate. Una delle zucche sfarfallava, ora accesa ora spenta, e minacciava di rendere l’anima da un momento all’altro. Sam si appoggiò allo schienale di legno e fece un respiro profondo, guardando la zucca. Accesa, spenta. Accesa, spenta.

«Va così male?» domandò Eli.

Sam buttò giù un altro sorso di birra. Il bicchiere adesso era quasi vuoto. «Che cosa vuoi, Eli?»

«Solo un controllo. Voglio sapere come va.»

«E hai preso l’aereo per questo? Non potevi telefonare e chiedermelo?»

Toccò a Eli fare silenzio mentre cercava le parole giuste. Non ne trovò. Tanto valeva togliersi quel dente, e basta.

«Mi ha telefonato Erin. È preoccupata per te.»

«Non avrebbe dovuto farlo.»

«Anch’io sono preoccupato per te.»

Il resto della birra scivolò tra le labbra di Sam. Mostrò il bicchiere vuoto a una cameriera lì vicino, mimando con le labbra le parole «pale ale». Lei annuì e sparì all’interno.

«Non stai scrivendo» disse Eli, brusco.

«Non sai di cosa parli, Eli.»

«Ah, no? Allora hai qualcosa da mostrarmi? Hai qualche pagina da condividere con me?»

«Quando avrò finito.»

«E quando sarà?» Tutta la piacevolezza era sparita dalla voce di Eli. «Cattivo sangue è sparito dalla classifica dei bestseller tascabili più di un anno fa. Tutti mi chiedono quando uscirà il tuo prossimo libro, e io non so cosa rispondere. Sto cominciando a pensare che non uscirà mai.»

«Manca poco» disse Sam, sulla difensiva.

«Stronzate. Non ho ancora visto nemmeno la prima pagina. E nemmeno il tuo editor.»

«Vedrete tutto quando sarà finito.»

«E quando sarà?» ripeté Eli, lasciando trapelare un accenno di disperazione. «Ci lavori da due anni. O dici di lavorarci.»

Non notarono alcun movimento nella folla, eppure come per miracolo la cameriera era di nuovo lì. Passò la birra a Sam, che piegò la testa verso Eli. «Mettila sul suo conto.»

La ragazza guardò Eli. Lui annuì, bruscamente, e lei sparì di nuovo.

Eli strofinò le mani sudate sulle gambe dei pantaloni, come se cercasse di stirarne le grinze. «Che stai facendo, amico? Non scrivi. Ti nascondi in una dannata aula, a insegnare, parlando dei libri degli altri.» Fece una pausa, non del tutto sicuro che fosse il caso di parlarne. «E stai per affrontare un divorzio.»

«Siamo separati» Sam corresse Eli.

«Ah-ah. D’accordo. E quante coppie separate conosci che hanno risolto i loro problemi?»

Sam non disse niente.

«Perché stai cercando di gettare via la tua carriera?»

«Non la sto gettando via.»

«Be’, non ti sforzi nemmeno di salvarla.»