Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti
Document

La folla si spostò improvvisamente, perché qualcuno si muoveva verso la porta d’ingresso. L’intera massa si increspò come un insetto segmentato che lentamente risaliva una foglia. Quel movimento fece fare un passo indietro a un tizio barbuto davanti a Sam, e lo mandò a sbattere contro la sua spalla. La birra che aveva in mano finì oltre il bordo del bicchiere, un rigagnolo freddo che gli scorreva lungo il polso e nei solchi irregolari delle sue cicatrici.

«Tutto ciò che scrivo mi sembra debole, falso» confessò a un tratto Sam. Si accigliò, come sorpreso dalle sue stesse parole. «In tutto ciò che scrivo mi sembra di sentire Erin, che dice che dentro di me ho una storia migliore.»

«Ed è così?» domandò Eli. Non era per insinuare un dubbio. Era una domanda sincera.

«Mi dispiace che tu abbia preso un aereo fino a qui» disse Sam. Buttò giù metà della seconda birra. «Io ti voglio bene, Eli, ma potevi telefonare e basta.»

«Lo so» disse l’altro.

Sam si alzò, diede a Eli una pacca sulla spalla e cominciò a farsi largo tra la folla. Era quasi uscito dalla veranda e sul marciapiede quando Eli lo richiamò.

«Perché scrivi racconti horror?»

Sam si bloccò di colpo.

Ecco. La voce che aveva gridato dalle ombre, nell’angolo in alto di Budig Hall.

Lentamente, Sam si voltò per affrontarlo.

«Eri tu, quello?»

Eli non distolse lo sguardo. Era pronto a litigare, se era quello che serviva. «Dovevo capire cosa impedisce al mio autore di maggior talento di scrivere sul serio. Qualunque cosa ti trattenga dal finire il tuo libro, devi affrontarla e andare avanti. Non puoi nasconderti in un’aula per sempre.»

«Vaffanculo, Eli.»

«Se credi che Erin abbia ragione, Sam, se pensi di avere dentro una storia migliore, allora raccontala. Scrivi qualcosa di cui ti importi davvero. Se c’è qualcosa di cui ti importi davvero, in questo periodo.»

Sam non si prese la briga di rispondere. Si infilò in uno spiraglio nella folla e sparì.

La bottiglia di Bulleit era ancora sul ripiano.

Si sentì un tintinnare di vetri mentre Sam prendeva un bicchiere da un pensile e si versava due dita di whisky. Bevve un sorso, con il bruciore che allentava la stretta che sentiva nel petto. Il calore rassicurante dell’alcol prese il posto della nuvola soffocante di cenere e fumo. Sam chiuse gli occhi e sentì quel calore diffondersi dal petto fino alle estremità.

Sam vagò fino al soggiorno e si fermò nell’assoluto silenzio della casa vuota. Più avanti c’era una sala da pranzo separata, e al piano di sopra due bagni e tre camere, una delle quali serviva da studio casalingo. Erano tutte rimaste esattamente come quando lui ed Erin avevano traslocato, cinque anni prima. Solo che adesso erano le sue stanze, nella sua casa.

Sam portò il bicchiere alle labbra ma non bevve. Rimase lì, come un insetto intrappolato nell’ambra mentre il tempo continuava a marciare senza di lui. Desiderò di poter esistere solo in quel punto. Non voleva andare a letto da solo, e non voleva sedersi davanti a una pagina bianca al computer, ed essere giudicato. Voleva restare lì, proprio lì, e non spostarsi mai, al sicuro dai pericoli del movimento.