Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Daniel odiava quello che Peter aveva soprannominato “lo scannatoio del nonno”, dove il vecchio andava a “strozzare il pollo”, un modo di dire che per Daniel era divertente ma senza capirne fino in fondo il significato perverso. Lo scannatoio era angusto, pieno di spifferi, e ospitava ogni specie di insetto del North Carolina. Grilli, cavallette, cicale, zanzare, sirfidi, crisope, mosche cavalline, pesciolini d’argento, scarafaggi, formiche rosse, formiche perdilegno, calabroni, api, millepiedi, centopiedi, zecche. Qualunque cosa potesse venire in mente, là c’era. Si arrampicava su per lo scarico della vasca da bagno. Faceva il nido sotto gli asciugamani nello stanzino. Si annidava negli spazi dove i pavimenti incurvati e i soffitti imbarcati avevano cominciato a separarsi da quelle sordide quattro pareti. Lo scannatoio non era mai stato pensato per ospitare una famiglia; era dove andava il nonno quando scappava dalla città, dove lui e i suoi compagni di caccia cercavano un po’ di pace e silenzio, lontani chilometri dal tormento delle loro mogli.

Ma ciò che Daniel disprezzava più di tutto erano quei mostri a otto zampe, gli aracnidi, i ragni. Il padre gli aveva assicurato che c’erano solo due specie di ragni che potevano fare davvero dei danni: la vedova nera e il ragno eremita marrone. Per il giovane Daniel, tuttavia, un adolescente sensibile con ancora intatte tutte le paure dell’infanzia, i ragni erano le creature più terrificanti del pianeta.

«Ho letto che almeno una volta nella vita tutti si ritrovano un ragno in bocca mentre dormono» gli disse un giorno Peter, sapendo fin troppo bene il danno che questa piccola informazione poteva fare al fratello minore. Il solo pensiero di un ragno che con le sue zampette pungenti e le zanne letali si intrufolasse tra le sue labbra, attratto dal suo fiato mentre dormiva, bastò a tenerlo sveglio per parecchie notti di fila.

Poi, un afoso pomeriggio d’estate, Daniel si trovò faccia a faccia proprio con la cosa che temeva di più. Fu un amico di Peter, Kenny, a portarlo fin lì. Un farabutto magro e con i capelli rossi che viveva nella casa accanto (e la casa accanto era lontana un paio di chilometri in linea d’aria), Kenny Milburn avrà avuto un milione di efelidi, e dove non aveva le efelidi aveva i brufoli, così tanti che il suo volto somigliava a una mela marcia, scolorito e bitorzoluto.

Quel pomeriggio, dopo che Daniel ebbe tanto pregato e implorato, la mamma ordinò a Peter di portarlo con loro. Non era granché come richiesta; Peter e Kenny non pensavano di allontanarsi più in là del giardino per fare qualche lancio a baseball, ma il fratello di Daniel e il suo amico buono a nulla erano comunque infastiditi. Così, quando Kenny tirò troppo lontano la preziosa palla ufficiale di Mickey Mantle di Peter (completa di autografo stampato), e la fece finire nell’intercapedine sotto la casa, fu lui stesso a insistere che toccava a Daniel andare a riprenderla.