Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

«Tre: atmosfera di decadenza e rovina. Questa potrebbe riferirsi alla decadenza fisica della letteratura greca classica; i già citati castelli in rovina e i manieri ombrosi che continuano a farsi vedere in film come The Others, The Woman in Black o Crimson Peak. Potrebbe però essere anche una degenerazione mentale, come accade al protagonista dell’Inquilino del terzo piano di Roman Polanski, che trasloca in un appartamento dall’apparenza innocua e alla fine perde la ragione. Più spesso è una combinazione delle due cose: la rovina e la decadenza della struttura fisica conduce alla rovina e alla decadenza della mente del protagonista. Lo vediamo succedere di continuo in libri come L’incubo di Hill House e film come Session 9, dove la pulizia di un istituto psichiatrico abbandonato coincide con la degenerazione mentale del responsabile dell’impresa, che diventa un assassino. E infine…»

Sam scrisse l’ultima voce sulla lavagna.

«Quattro: corruzione degli innocenti. Siete voi, ragazzi.»

Questo suscitò una risata.

Rimise il tappo al pennarello, lo poggiò sulla cornice lungo il bordo inferiore della lavagna e tornò al leggio.

«Questo è forse l’elemento più importante di qualunque racconto gotico. Senza, cosa avreste? Una vecchia topaia schifosa con un passato oscuro che nessuno ricorda e nemmeno gliene importa. Avete bisogno di quella persona che si assicura che il male continui a vivere.»

Da una mensola dentro al leggio, Sam prese un vecchio tascabile. Tenne in alto il libro, perché l’intera aula potesse vederne l’elegante copertina disegnata a mano e i caratteri in stile classico del titolo e del nome dell’autore.

«E l’ultimo spenga la luce di Sebastian Cole. Ormai dovreste averne tutti una copia.»

La maggioranza degli studenti annuì, e alcuni mostrarono il libro, come prova che avevano fatto ciò che Sam aveva chiesto.

«Probabilmente vi starete domandando perché vi ho fatto comprare tutto il libro, visto che discuteremo di uno solo dei racconti che si trovano al suo interno. Be’, l’ho fatto perché Sebastian Cole è uno dei più grandi scrittori horror di sempre. E voglio che ciascuno di voi possieda almeno uno dei suoi libri. Qualcuno ha già letto qualcosa di Sebastian Cole?»

Diverse mani scattarono in aria, anche se purtroppo non quante Sam si era aspettato. Dalla fila centrale, un ragazzo con il viso pieno di brufoli esclamò: «Un’ombra troppo lunga».

Sam annuì con entusiasmo. «Probabilmente il libro migliore di Cole, anche se scegliere un solo libro in una produzione così vasta, almeno per me, è incredibilmente difficile. Adesso, il racconto che avevo chiesto di leggere per oggi è…»

All’improvviso si alzò una mano. Apparteneva a un giovane di origini mediorientali. Anche da seduto, era una persona incredibilmente alta, con le gambe lunghe piegate in maniera scomoda e le ginocchia premute contro la sedia che aveva davanti. La sua mano sembrava voler toccare il soffitto.

«Si?» domandò Sam.

«E i suoi, di libri?» ribatté il giovane. «Tutto questo, come ci si applica?»