Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Claire fece una risata bassa, di cui ovviamente suo padre non doveva accorgersi. E non lo fece. Daniel sapeva cosa voleva dire. Lei dava per scontato che suo padre la pensasse ancora a fare “dolcetto o scherzetto”. Magari poteva essere un papà goffo, di mezza età e tutto casa e chiesa, ma non era uno stupido. Claire aveva di sicuro fatto progetti con i suoi amici, progetti che senza dubbio l’avrebbero esposta alla tentazione di bere, malgrado fosse minorenne, e fare sesso prematrimoniale. Daniel però aveva un segreto, un segreto da papà goffo, di mezza età e tutto casa e chiesa: si fidava di sua figlia.
«Stasera ci vediamo per una cosa, da Jennifer» disse Claire con tono sbrigativo. L’eufemismo era un po’ troppo ovvio.
«Una festa?»
Lei si affrettò a protestare. «Non è una festa. Solo, sai, qualche amico.»
Qualche amico. L’eterno nome in codice per festa.
«Niente di che. Probabilmente vedremo giusto qualche film horror, cose così.»
«E lui, come si chiama?»
Una pausa. La domanda l’aveva colta di sorpresa.
«Clint.»
Daniel fece un sospiro drammatico. «Clint. No, no, no, Claire, non un ragazzo che si chiama Clint.»
«Cos’ha Clint che non va?»
«Tutto.»
E Claire rise. Era la stessa risata di quando era bambina, a cinque anni con un vestito rosa ornato di pizzi che le aveva dato sua nonna, e girava in tondo finché la risatina non la costringeva a smettere. Era la risata che scioglieva sempre il cuore di Daniel. La risata che, se fosse mai venuta meno, lo avrebbe distrutto.
«Ti passo mamma» disse lei.
«Sì, grazie» rispose Daniel. «Divertiti, stasera» aggiunse con tono lamentoso. «Con… Clint.»
Un’altra risata, poi silenzio, mentre Claire lasciava la stanza e imboccava il corridoio. All’improvviso ci fu un’interferenza, un gracchiare stridulo nell’orecchio di Daniel. Allontanò di scatto il telefono dall’orecchio, proprio mentre ne usciva una voce.
«Pronto?»
«Pronto? Sabrina?»
«Daniel?» Il tono della moglie era preoccupato. «Come sta andando?»
Daniel sentì un calore nel petto, la fiamma nascosta che significava casa.
Superò l’ultima pietra ed entrò tra gli alberi, nel bosco fitto. Prima non lo aveva notato, ma adesso il ronzio delle cicale lo avvolse, come se quell’unico, semplice passo lo avesse trasportato in un altro mondo.
«Daniel?» disse Sabrina con voce tremante, interrompendo la normale fluidità e sicurezza del suo tono.
«Sono qui» la rassicurò lui.
«Non mi piace questa cosa.»
I rami spogli, in alto sopra la sua testa, sembravano cercarsi, allungandosi per intrecciare le dita scarne, dita che puntavano disperate a superare quella distanza, mentre il vento leggero le sbatteva dolcemente qua e là.
«Non ti piace cosa?»
«Questa cosa. Tu. Saresti dovuto tornare a casa e basta.»
«Sono qui per lo stesso motivo degli altri, tesoro. Pubblicità. Presto uscirà la nuova serie di libri. Questo potrebbe aiutare ad assicurarci che vendano.»
«I tuoi libri venderanno. Vendono sempre.»