Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sapeva che c’era un altro motivo per cui aveva voluto ricorrere al soprannaturale. A dar retta alle chiacchiere, si trovava in una delle case più infestate del Paese. A parte il libro di Adudel, però, a cui Wainwright e Daniel erano così devoti, non c’erano episodi documentati, nessun fenomeno inspiegabile registrato da parapsicologi sconvolti.
Tranne Adudel. Lui è un parapsicologo.
«È un ciarlatano» disse Sebastian a voce alta, imbarazzato all’improvviso dal suono della propria voce.
Controllati, vecchio. Parli da solo.
Sebastian poggiò le mani sui lati del lavabo e fissò lo specchio macchiato. La chiazza informe del suo riflesso era sospesa davanti a lui.
Guardò in basso, e si accigliò. Il rubinetto perdeva. Gocce d’acqua scura si formavano lentamente sul bordo e cadevano dritte nello scarico in fondo al lavabo.
Sebastian cercò di stringere i rubinetti, prima l’acqua calda, poi quella fredda. La perdita non fece che aumentare, con le gocce che si formavano più in fretta.
C’era qualcosa di strano. Ma cosa?
Pensa, vecchio!
Le gocce.
Cadevano senza fare rumore. Il sifone, nascosto nella colonna, non poteva essere a più di sessanta centimetri sotto lo scarico. L’acqua, colpendo il tubo, avrebbe dovuto fare un qualche rumore, non importa quanto debole. E invece non si sentiva niente. Solo silenzio.
Sebastian si abbassò, e la vaga impressione del suo riflesso svanì dallo specchio dell’armadietto, sostituita dall’immagine confusa del bagno vuoto alle sue spalle.
Appoggiandosi con le mani ai lati del lavabo, chinò la testa facendo attenzione a non mettere il viso sul percorso delle gocce. L’orecchio sinistro era sospeso a pochi centimetri dal buco nero dello scarico.
Senza preavviso, il rubinetto diede un rabbioso colpo di tosse e sputò una densa sostanza marrone che schizzò il lavabo bianco. Sebastian gridò e si ritrasse, ma non abbastanza in fretta. Il liquido bruno gli schizzò il viso.
Merda, pensò, disgustato. Proprio di questo si tratta. E l’annuserai presto, vecchio. Seduto in una casa di riposo a riempire un pannolino che qualche povera infermiera dovrà cambiare.
Si pulì il viso con la mano, spargendo il liquido sulla guancia. Avvicinò le dita al naso e annusò. Il liquido scuro non era ciò che temeva che fosse, anche se l’odore era sgradevole, e faceva pensare a qualcosa che si decomponeva nel buio. Guardò mentre l’acqua del rubinetto continuava per qualche secondo a gocciolare marrone, per poi diventare limpida.
Il ritmo del gocciolio aumentò, e adesso sentì cosa era mancato solo qualche attimo prima: il leggero plink delle gocce che colpivano il sifone.
Sebastian prese un asciugamano da un piccolo gancio di metallo fissato al muro e con rabbia si pulì il volto dal liquido. Guardò lo specchio.
Davanti a lui era sospesa una sagoma. Un volto coperto di grinze, oscurato dalla macchia sul vetro.
Passò l’asciugamano sullo specchio per togliere la macchia.