Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Stava per prendere il nécessaire, come aveva fatto cento volte, quando senza preavviso tornò la nebbia.

Sebastian si sedette lentamente sul letto, muovendo gli occhi a scatti, senza guardare niente di preciso. Invece, guardava dentro, frugando nella sua mente in cerca di una qualunque sequenza di pensieri. Durò solo un attimo, poi le tessere del domino caddero, ciascuna più precisa della precedente. Era in una casa. Non era la sua. Lui abitava a New York, proprio fuori Ithaca. Questa era una casa su un torrente. Come si chiamava?

Kill! gridò all’improvviso la sua mente. Quella parola sorprendente gli portò un velo di sudore freddo sulla pelle.

Kill, ripeté, ancora e ancora. Kill. Kill. Kill.

«Kill Creek.» Ripeté il nome: «Kill Creek. Sei nella casa sul Kill Creek».

Gli tremavano le mani. Chiuse gli occhi e ascoltò il battito del proprio cuore, nel profondo del proprio petto, come un pugno arrabbiato contro le costole.

«È solo un attimo» sussurrò tra sé. «Va tutto bene.»

Aprì gli occhi. Le mani avevano smesso di tremare.

Si concentrò sul momento presente: Sei nella casa sul Kill Creek. Sei qui per una trovata pubblicitaria. Ti chiami Sebastian Cole. Sei uno scrittore.

La stanza era così silenziosa che sembrava impossibile. Neanche un rumore dal corridoio o dalle stanze vicine. Niente da fuori, malgrado la sottile barriera del vetro della finestra.

La casa ascolta, pensò, e subito si domandò da dove gli venisse un’idea così ridicola.

Afferrando il nécessaire, Sebastian aprì del tutto la porta del bagno ed entrò. Aprì la custodia e tolse gli articoli da toilette, sistemandoli nell’armadietto sopra al lavabo a colonna. Lo spazzolino scivolò giù dalla mensola. Sebastian lo vide cadere e rimbalzare sul bordo del lavabo, ma non riuscì a prenderlo prima che finisse sul pavimento.

Si chinò e raccolse lo spazzolino dalle piastrelle sporche e sconnesse. Il pensiero di usarlo, adesso, gli fece stringere la gola.

Si bloccò con lo spazzolino stretto in mano. La prima volta che le aveva viste, le piastrelle erano pulite. Ne era sicuro. Erano bianchissime e…

Bianchissime e posate alla perfezione. Guardò il pavimento. Adesso era esattamente così. Nemmeno una macchia, un granello di polvere, e ogni piastrella era bianca e posata con cura meticolosa.

Sebastian cacciò lo spazzolino nell’armadietto e sbatté lo sportello. Sul davanti dell’armadietto c’era uno specchio, con una grossa macchia sulla superficie. La sua immagine riflessa era come una strana chiazza sospesa in aria.

Si rimproverò per aver lasciato campo libero alla sua immaginazione. Certo che le piastrelle erano le stesse. Questa casa non aveva nulla di ultraterreno. Lui però era uno scrittore; la sua mente funzionava così, sempre in cerca di una storia.