Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Al primo piano c’erano cinque camere, tutte indistinguibili dall’esterno, ognuna contrassegnata da una pesante porta di legno. Wainwright guidava il gruppo camminando all’indietro. Kate li seguiva.

«Slaughter, questa è la tua» disse Wainwright, indicando la prima porta a destra. «C’è tutto quello che serve per una nottata confortevole. Un bel letto grande. Una cassettiera per gli abiti.»

Daniel fece un sorrisetto di apprezzamento e sparì nella sua stanza.

Wainwright si voltò verso gli altri.

Il suo viso, pensò Sam. Perché sembra pelle drappeggiata sopra altra pelle?

Con le mani infilate nelle tasche del giubbotto, Wainwright bighellonò fino alla porta seguente, la prima a sinistra.

«Sebastian Cole.» Wainwright picchiettò leggermente sulla porta come se volesse battezzarla. Stavolta non aspettò che il nominato entrasse nella stanza. Invece fece un sospiro, a quanto pareva annoiato dal suo stesso gioco. «La signora Moore…»

«La potete anche smettere con questa stronzata della “signora”. Non vi sento usare “signore” quando parlate di voi.»

«Giusto» disse Wainwright. «Moore, la prossima porta dall’altra parte del corridoio. E Sam, vicino di stanza del signor Cole.»

«E Kate?» domandò Moore. «Dove poserà la testa questa bella ragazza?»

«Io e Kate dividiamo la stanza in fondo al corridoio» spiegò Wainwright.

Moore fece una brusca risata, come l’affondo di un coltello. «Non riesci proprio a tenerlo nei pantaloni, eh?»

«Non abbocco, Moore.»

Lei batté le palpebre, fingendo innocenza. «E questo cosa dovrebbe significare?»

Sam li guardò. Erano due animali strani, che non si erano mai incrociati davvero, e lui non aveva idea di chi fosse il più pericoloso.

Wainwright si voltò verso di lei. «So che ti piace lo scontro. Proviamo solo a essere educati, va bene? Siamo tutti persone civili.»

Moore strinse le palpebre. «Parla per te. E io non sono venuta per farmi fare la lezione.»

«No, sei venuta qui per fare pubblicità al tuo nuovo progetto, quello che speri farà dimenticare a tutti come ti hanno esclusa dal film tratto da Tagli.»

«E tu come lo…»

Wainwright continuò: «Siete venuti tutti per motivi simili. Siete venuti perché sapete cosa posso fare per voi. Sapete quanto è popolare WrightWire. Ma solo perché siete tutti qui per motivi egoistici, questo non significa che non possiamo divertirci, cazzo».

«E tu? Tu perché sei qui?» domandò Sam.

Wainwright sorrise con tutto il calore permesso dalla sua pelle gommosa. «Io sono qui per fare il geek con qualcuno dei miei idoli, amico.»

Col cazzo che è così, pensò Sam.

Moore fece un verso di incredulità, come se percepisse il sospetto di Sam.

«Sono serissimo» disse Wainwright. «È assolutamente fantastico avervi qui. Quattro leggende. Una serata incredibile.»

«Cinque leggende, se contiamo la casa» disse Kate da dietro la macchina. Si voltarono tutti verso di lei. La film-maker in erba non riuscì a resistere ai loro volti in una posa così perfetta. Con il dito, passò dalla modalità video a quella fotocamera.

«Dite “bu!”» fece, mentre scattava.