Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Signor Cole, che onore. Sono un tale fan delle sue opere. Tutto ciò che ha scritto è un classico.»
Sam forse lo immaginava, ma pensò di scorgere l’accenno di una smorfia all’angolo della bocca del vecchio.
«Sì, be’, grazie» disse Sebastian.
Un’ombra scivolò alle sue spalle, lenta e felina. L’ombra passò dentro al cono di luce di un faretto, e Sam si ritrovò a fissare la pupilla rotta di T.C. Moore.
«Pensavo che volessi andartene» disse.
«Infatti.» Fece un cenno al vecchio. «Poi però la cosa si è fatta interessante.»
Con un tempismo perfetto, sopra di loro esplose un lampo di luce, un raggio bianco brillante che squarciò il buio. Andò a toccare un grande schermo bianco, fino a questo punto nascosto nell’ombra, e i quattro scrittori guardarono in un silenzio pieno di stupore mentre compariva l’immagine sfocata del volto di un uomo.
Lentamente, e nel silenzio più assoluto, il volto si mise a fuoco.
Capelli folti e spettinati. Occhi castani con i riflessi purpurei. La pelle come argilla.
«Benvenuti» disse l’immagine di Wainwright, con il suono della sua voce incredibilmente profonda che rimbombava dagli altoparlanti nascosti nel buio chissà dove. «Ormai sapete tutti la verità: non siete soli.»
Slaughter guardò gli altri, eccitato. Loro non contraccambiarono il suo entusiasmo.
Wainwright continuò. «Spero che vorrete perdonare il mio inganno, ma sentivo che era l’unico modo perché questo sogno potesse avverarsi: quattro tra i più influenti scrittori horror degli ultimi cinquant’anni, insieme per la prima volta nella stessa stanza. Ciascuno di voi ha avuto un profondo impatto sulla mia vita, perché Daniel Slaughter mi ha fatto morire di paura alle medie… poi al college ho scoperto il terrore raffinato ed elegante di Sebastian Cole… fino a guardare dietro al sipario oscuro della provincia americana mentre divoravo i romanzi di Sam McGarver… e infine, chissà perché, adorando ogni secondo in cui mi sono fatto strappare via l’anima dal buco del culo da T.C. Moore.»
Sebastian fece un verso divertito. Moore si accigliò, supponendo che Wainwright volesse mancarle di rispetto in qualche modo, ma quando Sebastian le sorrise con affetto, perfino la famigerata e permalosa Moore si ammorbidì.
Un suono stridulo fece sobbalzare l’intero gruppo. Sullo schermo, come lampi, una serie di inquadrature passarono così in fretta che era quasi impossibile ricavarne qualsiasi informazione.
Videro una casa. Degli alberi. Le cime ondulate di un’erba troppo cresciuta.
Poi tornò il volto di Wainwright, che li guardava dall’ombra.
«Io adoro l’orrore. C’è qualcosa di grande nel lasciare che un’altra persona ti accompagni in un’oscurità che è sia così terrificante da essere insopportabile, sia eccitante in maniera squisita. E io mi sono affidato a ciascuno di voi, perché mi guidasse in quell’oscurità…»
Un altro suono stridulo, come un chiodo che viene estratto da un’asse di legno dopo esserci rimasto sepolto per decenni. Le immagini stavolta passarono ancora più veloci.