Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Lei era là, il corpo caldo nel suo pigiama di flanella. Erin si girò su un fianco e strinse il cuscino intorno al volto addormentato. «Non voglio ancora alzarmi» disse.
Sam sorrise. «Non dobbiamo farlo.»
Chinandosi sopra di lei, Sam la cinse con un braccio, premendo le labbra sullo spazio subito al di sotto del lobo dell’orecchio. Le diede un leggero bacio, e con un brivido sentì che gli veniva la pelle d’oca, non per l’aria invernale ma perché lei era lì, di nuovo insieme a lui, e il suo cuore batteva ancora una volta nel modo giusto.
Erin uscì sulla veranda con due tazze fumanti di caffè. Si era messa una pesante maglia di lana sopra il pigiama di flanella, e aveva i piedi al caldo nei comodi stivali rivestiti di pelliccia. Sam si era vestito e indossava un paio di jeans, una grossa felpa con il cappuccio e un giubbotto di velluto. Aveva un cappello di lana tirato fin sopra le orecchie. Era su una sedia di metallo, in veranda, e si reggeva la testa con una mano, perduto nei suoi pensieri.
«Tutto bene?» domandò lei.
Lui sorrise con affetto e prese una delle tazze, con il vapore che si arricciava nella luce dorata del mattino. «Sì» disse. «Tutto bene.»
Durante la notte era caduta molta neve, che adesso copriva l’erba ingiallita e fragile e pendeva in grossi blocchi dai rami nudi degli alberi. L’aria cominciava finalmente a scaldarsi, anche se il termometro sulla veranda indicava che la temperatura era appena al di sopra dello zero.
Per qualche minuto Sam ed Erin restarono seduti in silenzio, sorseggiando il caffè caldo e guardando il paradiso invernale della strada dove abitavano.
Le esperienze vissute da Sam a Kill Creek avevano avuto più o meno le conseguenze che si aspettava. Sapeva bene che se bisognava mentire era meglio non allontanarsi troppo dalla verità. Così, quando gli agenti dell’ufficio dello sceriffo erano andati a fargli visita all’Olathe Medical Center, appena fuori Kansas City, Sam gli aveva raccontato la storia che volevano sentire.
Lui, Sebastian, Moore, Daniel e Wainwright avevano avuto voglia di rivedersi, dopo quasi sei mesi, e dunque avevano deciso di ritrovarsi proprio sul luogo del loro primo incontro. L’idea era stata di andare in macchina a Kill Creek e dare un’ultima occhiata alla casa, in nome dei vecchi tempi. Sam confessò che avevano progettato di abbandonarsi a un po’ di quello che, forse, gli agenti avrebbero definito “vandalismo”. Dopo averci riflettuto sopra per sei mesi, insomma, volevano sapere cosa c’era dietro al muro di mattoni in cima alle scale del primo piano. Dunque, avevano noleggiato un SUV e ci avevano caricato un po’ di attrezzi, ed erano tornati in Kill Creek Road. Daniel non era del tutto in sé, ma il resto del gruppo aveva pensato che giustamente, dopo la morte della figlia, fosse ancora emotivamente fragile.