Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
La punta delle scarpe di Sam toccò il davanzale della finestra. Il piede destro scivolò sul cemento bagnato, con il peso del corpo che si spostava all’improvviso, e per un attimo fu sicuro che sarebbe caduto. Strinse la presa sulla grondaia di metallo, con le unghie che ci grattavano contro dolorosamente. Il panico durò appena qualche secondo, poi il piede ritrovò il davanzale.
Sotto la sporgenza del tetto, per il momento, si trovò al riparo, anche se la pioggia gli sferzava le mani e gli faceva scorrere sulle braccia lunghi rivoli d’acqua. I tuoni rombavano sopra la sua testa, con una strana qualità elettrica, come lo sfrigolio di un filo scoperto.
Aveva avuto fortuna: la finestra dava nella stanza dove si era rifugiato Sebastian. Sam guardò il suo riflesso nel vetro, stringendo le palpebre per vedere qualcosa al di là, nella stanza buia. Credette di riuscire a distinguere un movimento all’interno, proprio a destra del letto.
Assicurandosi che la presa sulla grondaia fosse ben salda, con cautela diede dei colpetti alla base della finestra con la punta della scarpa.
«Sebastian» disse, con voce abbastanza alta da oltrepassare il vetro.
Nel buio vide il riflesso di qualcosa che coglieva quel poco di luce che c’era, come una scheggia di luna in un cielo nero. Poi svanì, rivendicato dalle ombre.
Sam bussò di nuovo alla finestra, stavolta un po’ più forte. «Sebastian. Puoi sentirmi?»
Un volto sbatté all’improvviso contro il vetro e Sam scattò all’indietro, perdendo la presa sulla grondaia con una mano. Annaspò per tenere i piedi sul davanzale, sapendo di non poter fuggire da nessuna parte. Il volto era deformato da una terribile smorfia, come la corteccia piena di nodi di un albero antico: gli occhi sbarrati, la bocca spalancata, le labbra piegate in un gemito. Il vetro si macchiò di sangue, che lasciò una striscia rosso scuro.
«Sebastian…» Sam riuscì a stento a trovare il fiato per pronunciare quel nome.
L’anziano scrittore lo fissò come per chiedere perché, perché quella cosa stesse succedendo proprio a lui, perché meritasse un destino simile. Era Sebastian Cole, uno scrittore leggendario, il padrino dell’horror moderno. Senza di lui, non ci sarebbe stato nessun Sam McGarver, e adesso veniva assassinato.
Aggrappandosi forte alla grondaia, Sam tirò indietro il piede e diede un forte e rapido calcio alla finestra. Il vetro era sottile; la forza del calcio avrebbe dovuto romperlo facilmente. Invece, dal centro si propagò una ragnatela di crepe, ma il vetro resse.
Sam continuò ad attaccare la finestra, ancora e ancora. «Sebastian! Resisti! Resisti, ti prego!»
Sebastian disse qualcosa muovendo le labbra, una preghiera silenziosa, poi la tristezza ebbe la meglio, quando si rassegnò alla sconfitta. Alle sue spalle si alzò un altro viso, chiazzato di sangue.