Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Wainwright premette pollici e indici insieme e li allontanò come se tirasse un filo invisibile. «L’horror è un genere sempre più popolare, vero? Fino a ora, però, nessuno ha trovato il modo di raggiungere, in rete, un pubblico che vada al di là di uno zoccolo duro di appassionati.» Tagliò l’aria con le mani, per rappresentare uno spazio oltre il filo invisibile. «Quella che ho visto è un’occasione per catturare l’appassionato casuale, e addirittura per convincere chi non si è mai ritenuto interessato al genere. L’ho fatto trasformando WrightWire in un contenitore di eventi horror. Per questo il sito ha più di cento milioni di contatti unici al mese. Per questo non siamo solo la destinazione horror più calda del ventunesimo secolo; siamo la destinazione più calda dell’intera cultura popolare di adesso, punto e basta.»

«Già, ho visto come lavora.»

«Davvero? Ha visto anche le ultime novità? La première di Underground?» Wainwright non aspettò una risposta. Si avvicinò, come se stesse per condividere un gustoso pettegolezzo invece della descrizione di un video con oltre cinquanta milioni di visualizzazioni.

«L’abbiamo venduto al pubblico come un semplice streaming, con l’intero cast e gli altri pezzi grossi; il regista, i produttori, i responsabili della casa cinematografica: tutti a prendere l’oggetto del titolo, la metropolitana di Londra, per arrivare alla prima a Leicester Square. Poi abbiamo fermato il treno proprio in mezzo a una galleria. Di colpo. Senza spiegazioni. Poco dopo era su tutti i notiziari: “Le stelle di Underground bloccate nella metropolitana”. E lo streaming continuava, l’unico collegamento disponibile con i nostri eroi smarriti nel sottosuolo…»

Wainwright passò un dito in aria, in linea retta, per indicare il tenue collegamento dello streaming.

Gli piace un sacco, pensò Sam. Il brivido dello spettacolo.

«Dopo mezz’ora, gli spettatori dello streaming erano passati da diecimila a più di centomila. E questo prima che le creature cominciassero a uscire dall’oscurità.»

Sorrise, eppure reagirono solo gli angoli della bocca; il resto di quel volto gommoso rimase immobile. Perfino i suoi occhi sembravano resistere a quell’accenno di gioia.

«Erano tutti d’accordo, ovviamente. Quelli del film, la London Underground Limited, perfino la polizia. In realtà, il treno viaggiava su una linea in disuso. Non ci fu mai un vero rischio di collisione con un altro treno. Era il nostro set cinematografico privato, solo per quella sera. I media ci andarono a nozze, e arrivarono un migliaio di telefonate. Per tutto il giorno, l’hashtag #underground rimase in cima all’elenco dei top trend. Fu la nostra piccola Guerra dei mondi. Alla fine il gruppo arrivò alla prima del film, tutti vivi e vegeti e con le membra al loro posto, e fu svelato lo stratagemma. La mattina dopo, il video aveva superato il milione di visualizzazioni, per arrivare a dieci milioni alla fine della settimana.»

Il magnate di Internet adesso si era alzato, e stringeva con le mani il bordo della scrivania.