Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

«Abbiamo trasformato quella che poteva essere la solita prima di un film horror non certo indimenticabile in un’esperienza che capita una volta nella vita e offusca i confini tra realtà e finzione. Un evento assai più sensazionale dello stesso film.»

«E allora vorrebbe fare… cosa?» domandò asciutto Sam. «Mettermi sulla metropolitana così la gente può guardarmi scrivere?»

Wainwright tornò a sedersi, con attenzione. Ci fu un lungo momento di silenzio, mentre il giovane raccoglieva le idee.

«Ho creato WrightWire non solo per promuovere il mondo dell’horror e del fantasy in generale, ma per sostenere le cose per cui, secondo me, la gente dovrebbe perdere la testa. Film. Tivù. Musica. Siti web. Libri. Voglio rimuovere lo stigma da questo genere e cementarlo ben saldo nel mainstream, per mostrare al mondo che va benissimo abbracciare il proprio lato più oscuro, celebrare l’ignoto. Così, con l’avvicinarsi di Halloween, ho immaginato che fosse il momento perfetto per ricordare alle persone che dovrebbero impazzire per Sam McGarver. Ricordargli le storie per cui milioni di lettori se la sono fatta sotto. Dargli qualche illuminazione su ciò che fa funzionare McGarver. Magari stuzzicarli con un assaggio del suo nuovo romanzo.»

In una stanza, in una casa dall’altra parte della città, su una scrivania sotto a una finestra panoramica, un cursore faceva blink, blink, blink su uno schermo di computer.

Sam fece una smorfia, sentendo il petto che si stringeva. «Guardi, Wainwright, lo apprezzo davvero. Sul serio. È un’offerta generosa.»

«Su questo ha ragione, amico. Allora accetti.»

«Adesso devo concentrarmi sul nuovo libro. Forse quando avrò finito. Forse allora potrà seppellirmi vivo, o quello che vuole, e farci un bello streaming per i suoi follower.»

Wainwright strinse le labbra sottili. Annuì lentamente, senza essere d’accordo, ma ammettendo di essere a un punto morto.

All’improvviso Sam si sentì in dovere di riempire quel silenzio. «Non è un buon momento, tutto qui. Le cose, adesso, sono un po’ folli.»

«È indaffarato.»

«Sì.»

«A scrivere.»

«Giusto.»

«E a insegnare.»

«Sì» disse Sam. Quella sicurezza gli sembrava dolorosamente inadeguata. Nemmeno lui ci credeva.

Wainwright si alzò dalla sedia, guardandosi intorno, tra le pareti nude e squallide di quell’ufficio di tre metri per tre.

«Bene, allora.» Allungò una mano.

Sam si alzò e la strinse. «Lo apprezzo davvero.»

«A-ah.»

Sam cercò di ritrarsi, ma Wainwright strinse più forte. Con una leggera torsione, girò la mano di Sam, e con essa il polso, scoprendo l’avambraccio coperto di cicatrici e tatuaggi.

La venatura purpurea negli occhi marroni di Wainwright sembrò illuminarsi, mentre sorrideva di sbieco.

«Dovrebbe accettare. Sono solo due giorni della sua vita, ma per i suoi appassionati è un’occhiata nel backstage, un modo per guardare il loro maestro dell’horror preferito in uno scenario unico.»

«Quale scenario? A cosa aveva pensato?» domandò Sam, ma Wainwright stava già aprendo la porta sul corridoio.

«Ha ancora la mia email» disse da sopra la spalla. «Quando cambia idea – perché la cambierà – basta che risponda. Ci occuperemo noi del resto.»