Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Il corpo di Daniel fu scosso da un fremito. Strinse ancora più forte l’accetta.
«Ho nascosto il libro» gridò Sebastian da sopra la spalla. «Prima di andare a trovare Adudel. L’ho nascosto perché nessuno potesse trovarlo. Non devi preoccuparti. Nessuno lo leggerà mai.»
Sam guardò mentre la postura di Sebastian si irrigidiva. Drizzò la schiena, alto e orgoglioso. Strinse le mani a pugno.
In quel terribile momento, si rese conto di cosa pensava di fare.
«Non sarò io il suo cantastorie, Sam» disse. «Il buco è abbastanza grande? Ce la fai ad attraversare il muro?»
«Non farlo, Sebastian.»
«Il buco, è abbastanza grande? Guarda, accidenti!»
Sam guardò il muro. Aveva sperato di allargarlo ancora prima di strisciare nella stanza, ma forse sarebbe riuscito a passarci.
Forse.
«Ci passi?» urlò Sebastian.
«Sì. Penso di sì.»
«E allora vai.»
«No, Sebastian!»
«Vai, Sam!»
Un ruggito invase il corridoio, un suono di una ferocia così pura che per un istante Sam credette che un animale si preparasse ad aggredirli.
Ed era un animale, che una volta era stato Daniel Slaughter, e ora una belva intrisa di sangue con una luce assassina negli occhi. Il ruggito tornò nelle fauci spalancate di Daniel come un ciclone che disegnava un vortice nel cielo. Divenne un lamento acuto e terribile, stridulo e impotente: «Voi mi capite! Devo! Devo farlo!».
«VAI!» gridò Sebastian. «ORA!»
I passi pesanti si avvicinarono in fretta, facendo tremare il pavimento. Daniel si avventò lungo il corridoio verso Sebastian, con una mano tesa per afferrare il vecchio, e l’altra che tagliava l’aria con quell’accetta incrostata di morte. Anche sotto alle chiazze di sangue, aveva il volto acceso di un rosso vivo. Mentre caricava, sbuffava e ansimava come una locomotiva, con gli abiti larghi che si increspavano come onde intorno al corpo. Le lacrime gli scorrevano sulle guance arrossate, e continuava a lamentarsi, acuto come il fischio di una teiera.
«Sebastian!» urlò Sam.
Il vecchio si guardò indietro, sopra la spalla. E sorrise.
Le dita insanguinate di Daniel agguantarono la preda. La mano calò sulla spalla del vecchio con tale forza che Sam era certo sarebbe finito in pezzi, disintegrandosi in una nube di polvere e di ossa.
Poi arrivò l’accetta, vibrata di taglio. La lama affondò nel fianco di Sebastian. Le sue costole si spezzarono come rametti. Il vecchio si lamentò dal dolore, mentre si gettava avanti con tutto il suo peso, spingendo Daniel, facendoli crollare tutti e due a terra.
«Scusami!» strillò Daniel, vibrando l’accetta in maniera frenetica, mentre si scrollava di dosso il fragile corpo di Sebastian. Si affrettò a rimettersi in piedi. Alzò l’accetta per assestare un colpo sulla testa del vecchio.