Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Diede un’altra boccata e si gustò la nota dolce del fumo, facendolo rotolare lentamente sopra la lingua prima di buttarlo fuori. Aveva i nervi a fior di pelle, come i fili scoperti di un vecchio abat-jour comprato al mercato delle pulci. La sigaretta lo aiutava, ma non molto.
Cominciava a dubitare che tornare a Kill Creek potesse fargli ottenere i risultati che speravano. La casa, dopo il loro arrivo, non aveva offerto niente, nemmeno uno straccio di evento soprannaturale a conferma dei loro timori. Nessun globo luminoso. Nessuna apparizione spettrale. Niente. Solo un muro che non voleva venire giù, e in quello non c’era niente di inesplicabile. Erano tornati di corsa in mezzo al nulla aspettandosi di affrontare il male definitivo e avevano trovato, invece, un lavoro di muratura fatto come si deve.
Wainwright prese l’ultima boccata della sigaretta, poi la spense sul montante della porta e con uno scatto delle dita la lanciò nel cortile. Atterrò a metà strada tra lui e l’imboccatura del sentiero, una scheggia bianca su quel tappeto verde scuro, come la punta di un osso fratturato.
Stava per tornare verso la cucina, con la mano tesa per chiudersi la porta alle spalle, quando intravide la ragazza. Fu solo questo, una rapida occhiata, ma nella sua mente continuò a vederla, la sua pelle bruna, i suoi capelli scuri, oscurati dalla densa cortina di foglie. Si fermò. Guardò di nuovo. Lei non c’era più.
Non hai visto niente, si disse. Non c’era nessuno. Voleva crederci, perché d’istinto gli era sembrato qualcosa di diverso. Il suo primo pensiero era stato: Ecco Kate.
Fece per entrare in casa, mentre ancora guardava il muro di alberi in cerca di tracce della ragazza. La pioggia sferzava le foglie e dava a quel bosco uno strano senso di movimento, con i rami che sembravano fargli dei cenni, come se lo incoraggiassero a esplorarlo.
Rieccola, stavolta più avanti lungo il sentiero, appena visibile tra la fitta copertura di verde. Un attimo dopo era sparita di nuovo, smarrita nel bosco.
Wainwright uscì dal riparo del tetto e finì sotto la pioggerella. In un attimo si bagnò i capelli, che gli aderirono alla fronte come dita fatte di edera. Batté le palpebre quando le gocce di pioggia gli si radunarono sulle ciglia, asciugandosele per mantenere nitida la visione.
Non era lei, insisteva la sua mente. Ma gli era sembrata lei. Anche con quelle rapide occhiate, aveva notato che la ragazza aveva il portamento di Kate. I suoi movimenti, tuttavia, mostravano una curiosa incertezza, come un film a cui fosse stato tolto qualche fotogramma.
Allontanando i rami troppo cresciuti dall’inizio del sentiero, per imboccarlo Wainwright si infilò nell’intervallo tra gli alberi. Alle sue spalle, i rami tornarono di scatto a posto, bloccando la strada. Il messaggio non era intenzionale ma era comunque chiaro: da lì non si tornava indietro.