Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Non era una padella, però.
Era un martello.
E lui non aveva sfondato la testa di sua madre.
Aveva colpito duramente il muro, con quel martello, e ora un mattone sembrava sconnesso. Lo spinse con l’indice, e quello si spostò leggermente.
«Moore!» gridò lungo le scale.
Moore corse nell’alcova. «Che succede?»
«Uno dei mattoni.» Sam la fissò, gli occhi spiritati. «Si è mosso.»
Salendo le scale a salti, Moore afferrò lo scalpello e premette la punta contro la calce. Con l’altra mano, fece disegnare al martello più piccolo un lungo arco e lo abbatté con forza sul fondo dello scalpello.
Il rumore sembrò quello della catena di un mostro mitologico che si spezza dopo mille anni, e lo libera.
Il mattone uscì di pochi centimetri dal muro.
Moore si fermò. Non era sicura di credere a ciò che aveva appena visto. Picchiò di nuovo sul fondo dello scalpello, e di nuovo il mattone si mosse.
«Merda» sussurrò. «Stiamo sfondando. Questo bastardo viene giù!»
Sam si sentì coprire da una leggera patina di sudore freddo. All’improvviso non voleva più che il muro cadesse. Voleva prendere gli attrezzi e guidare lontano, molto lontano da quella casa.
Perché già sai cosa c’è dall’altra parte. C’è lei, che ti aspetta.
Moore, eccitata, stava togliendo la calce tutto intorno al mattone. Prendendolo per i bordi, gli diede un leggero strattone. Dondolava come un dente.
Il suo volto si aprì in un raro sorriso. «Non stare lì impalato. Aiutami» gli disse.
Allontanati dal muro, lo avvertì la sua mente. Allontanati da questa casa.
Sam, però, sapeva di non poterlo fare.
Qualunque cosa ci fosse dall’altra parte, sarebbe finita qui.
All’inizio l’accendino non funzionò. Wainwright provò di nuovo, facendo scattare la rotellina di metallo. Stavolta andò bene, e la fiammella sfarfallò nella brezza leggera. L’accostò a una sigaretta. Sentì il leggero sfrigolio quando si accese. Risucchiò bruscamente l’aria, per colorare la punta di un bel rosso. Buttò fuori la prima boccata di fumo, guardandola dissolversi nella pioggerella fresca.
Wainwright fumava appoggiato al telaio della porta sul retro. Aveva arrotolato le maniche della camicia di lino aderente fino al gomito, e le braccia erano coperte di polvere grigia. Si passò le dita tra i capelli ispidi, e altra polvere si diffuse nell’aria.
Per quanto fosse al riparo, e all’asciutto, sentiva il fresco di quella pioggia pomeridiana, che spingeva nel terreno il caldo opprimente. Aguzzando le orecchie, cercò di cogliere il rumore delle martellate di Sam. Sembrava che per il momento l’assalto al muro si fosse interrotto. Sentiva solo il ritmo suadente delle gocce, mentre cadevano sugli alberi e i cespugli che circondavano la casa.
Da lì aveva una visuale perfetta del bosco a sud, e del sentiero che vi si addentrava. A ottobre, l’imboccatura del sentiero era stata evidente; adesso era invasa dal fogliame, che rendeva difficile distinguerlo.