Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Alla fine, Sam si girò su un fianco. Rimase sdraiato in silenzio, e il grumo grigio che aveva in fondo alla gola se ne uscì come un lungo, rassegnato sospiro. Allungò una mano sul lato destro del materasso. Sentì il freddo delle lenzuola che un tempo erano riscaldate dal corpo di Erin. Prima di addormentarsi, nell’attimo in cui perdeva conoscenza, Sam avrebbe giurato che le sue dita riuscissero a sentirla. La sua pelle liscia. L’invito del suo corpo.
Cinque ore dopo, Sam si svegliò con il sole in faccia, i raggi luminosi del mattino che irrompevano dalla finestra della camera. Un nuovo giorno.
Chiuse gli occhi più forte che poteva, per combattere quella luce.
Uno studente del secondo anno, giovane e magro, che portava come una medaglia il proprio amore spudorato per il genere sotto forma di una maglietta troppo aderente di “Fangoria”, intervenne dalla penultima fila. «E Stull? Quel posto è infestato di sicuro.»
Il bacio amaro del caffè tiepido scivolò in bocca a Sam quando bevve un sorso dalla sua tazza da viaggio. Dopo aver completato la parte gotica del programma, era passato a un rapido excursus nella narrativa del soprannaturale, cominciando con Sheridan Le Fanu e M.R. James per finire con… be’… era davvero importante? Quando gli studenti avevano cominciato a fare domande, la conversazione aveva fatto presto a uscire dai binari.
«Stull.» Sam chiuse gli occhi e si massaggiò le tempie. «La porta dell’inferno. Li abbiamo sentiti tutti i racconti. Quando nel 1993 il papa si recò in aereo a Denver, aveva ordinato al pilota di non sorvolare quel “terreno sacrilego”. Potreste sapere tutto se andaste a rileggere l’intervista concessa a “Time” da Giovanni Paolo II, ma in realtà non potete, perché non esiste. Secondo la leggenda, se a Stull lanciate una bottiglia di vetro contro i muri di pietra della chiesa, la bottiglia non si rompe; e invece sì, come attestano le centinaia di bottiglie rotte che la circondano. Stull, mi dispiace dirlo, è solo una leggenda urbana, benché una leggenda squisitamente regionale, un fatto che di per sé è motivo di orgoglio.»
Sam lasciò la sicurezza del leggio e si avvicinò agli studenti.
Attento, pensò. Vogliono scavare a fondo. Vogliono scoprire il tuo segreto.
Sentì un leggero schianto nell’abisso buio alla base del suo cranio. Uno spostamento, quando alcuni piani sfalsati crollarono gli uni sugli altri. Un tremolio arancione, mentre il dolore si consumava. Mentre qualcosa se ne nutriva. Poi svanì. Soffocato dall’ombra.