Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Ti voglio bene» disse Daniel, in lacrime. «Te ne voglio così tanto. Tanto, tesoro. Oh Dio, quanto mi sei mancata. Ho sofferto tanto.» Straparlava, lo sapeva. Ma aveva tante cose da dirle. Tante cose che si era tenuto dentro, pensieri che non poteva condividere con sua moglie, emozioni riservate alla figlia che pensava non avrebbe più rivisto. «Mi sei mancata. Mi sei mancata. Mi sei mancata.»
«Lo so» gli rispose Claire all’orecchio, con voce sommessa. «Ma ora sono di nuovo qui. Tutto potrebbe tornare com’era. Potrei venire a casa da te e dalla mamma. Sarà come se non fosse successo niente, come se non me ne fossi mai andata.»
Daniel la strinse più forte. Aveva detto “potrebbe”, e questo lo terrorizzava. Sembrava ipotetico, più che sicuro. «Io voglio che torni a casa, tesoro. Farei di tutto per riaverti. Qualsiasi cosa. Tutto.»
Sentì le labbra di lei contro la guancia. «Bravo, papà. È perfetto.»
Daniel si accigliò. Il movimento delle labbra non corrispondeva in pieno al suono della sua voce. Le parole arrivavano con circa mezzo secondo di ritardo. E quella non era l’unica cosa strana. La sua voce sembrava arrivare da dietro di lei, come se qualcuno le si fosse rannicchiato dietro e parlasse con la sua voce.
«Papà? Mi stai ascoltando?» domandò.
Daniel si rimproverò per aver pensato che quell’istante potesse essere meno che miracoloso. È Claire! È tua figlia!
«Io posso davvero tornare a casa. Prima, però, ho bisogno che tu faccia qualcosa per me.» Mentre parlava, sembrava che le sue labbra socchiuse non si muovessero nemmeno.
«Qualsiasi cosa» ripeté Daniel. E diceva sul serio. Nel profondo dell’anima, risvegliata dal suo stato comatoso dopo tutti quei mesi, diceva sul serio.
«Io posso lasciare questa casa, papà, ma tu devi fare esattamente come dico. In caso contrario, non mi rivedrai più.»
Una fitta acuta di terrore squarciò il corpo di Daniel. Ogni sua molecola minacciava di scindersi. Il pensiero di perderla di nuovo era troppo. Non lo avrebbe sopportarlo. Non un’altra volta.
Claire gli accostò la bocca all’orecchio, come se temesse che quelle parole segrete venissero risucchiate dal vuoto della stanza. All’inizio, la mente di Daniel respinse ciò che lei gli diceva. Era troppo strano, troppo inatteso. Non poteva farlo. Tutto, sì, ma non quello. Poi lei gli portò una mano al viso, seguendo con il dito l’attaccatura dei capelli, passandogli le dita tra i capelli color sabbia, e quella paura tornò a scattare in avanti, come un serpente: La perderai di nuovo! E stavolta sarà per sempre!
Lei ripeté più volte le sue istruzioni; ogni volta, lo stupore si attenuava un po’, finché non furono soltanto parole. Parole comuni. Daniel chiuse gli occhi. L’unico suono che udiva era la voce di lei, la voce di Claire, ed era come una musica, una canzone che spezzava il cuore, un ricordo da un’altra vita.