Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

All’inizio, la persona che si trovò davanti fu semplicemente un’ombra, messa di profilo contro la luce brillante della finestra. Prima ancora che si facesse avanti, tuttavia, prima ancora che la luce del sole riflessa le cadesse sul viso, Daniel la riconobbe. Lo capì dal modo in cui i capelli le cadevano sulle spalle, dall’accenno di curve del suo corpo appena sbocciato, dalla traccia di profumo, un misto di spezie e fiori, che impregnava l’aria.

La vera sfida non era riconoscere l’identità della ragazza, ma credere che potesse essere vero. La sua mente cercò disperatamente di respingere quell’idea. Era impossibile, non poteva essere vero. Doveva essere un gioco di luce. Un’allucinazione, una proiezione della sua mente sconvolta dal dolore.

Le sue lacrime lo convinsero del contrario. Sgorgarono dai suoi occhi come acque profonde rimaste a lungo nascoste, che escono da una crepa nella roccia, e scendono libere e incontrollate verso il basso. La mascella cominciò a tremargli come per un freddo intenso e improvviso. Una bollicina di saliva gli scoppiò tra le labbra mentre si sforzava di pronunciare la parola che avrebbe fatto avverare tutto.

«Claire.»

Un sorriso pieno di affetto le illuminò il viso. Adesso la luce nella stanza cominciò a spostarsi, a emanciparsi dal sole all’esterno per girare intorno a lei, rendendola più luminosa, staccata dalle ombre, perfettamente visibile. Era come se il sole le orbitasse intorno. Era il centro di tutto.

Era lei, sua figlia, la sua Claire, viva. Allungò una mano, e sul mignolo Daniel vide l’anello che le aveva regalato due Natali prima, una fascetta d’argento con una croce scavata nel mezzo. Una sfumatura rosata le salì alle guance, il colore della vita.

Daniel fece scivolare le mani tra le sue. Il calore confermò ciò che già sapeva, che la sua splendida figlia non era più morta, che era tornata da lui, strappata alla fredda oscurità della tomba da quella magnifica casa.

«Claire» ripeté, con il nome che adesso usciva liberamente dalle sue labbra. Le lacrime sgorgavano comunque, e le sue guance umide brillavano alla luce del sole. Lei gliele asciugò con il pollice. Il labbro inferiore sporgeva in un leggero broncio, come volesse prendersi gioco con innocenza di un padre così emotivo.

Quando parlò, la sua voce non era il gracidare di rana dei non morti, ma la dolce, tenera canzone che lui pensava di non udire più. Disse: «Papà», e quella parola era pura Claire, affetto con un accenno di sarcasmo adolescenziale. Daniel l’attirò più vicino a sé, abbracciandola, sentendo le sue mani che gli cingevano i fianchi. L’ultimo dei molti muri che aveva innalzato dal giorno della sua morte crollò in pezzi, e Daniel singhiozzò contro la spalla di lei, bagnando il vestito di pizzo bianco…

La sua veste funebre. L’abito con cui l’abbiamo sepolta!

… che pendeva leggero dal suo corpo minuto.