Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Poi, una sera verso la fine di marzo, l’aveva vista attraversare la strada a SoHo. Aveva un aspetto sconvolgente, la pelle del viso cadente, due ombre scure sotto agli occhi, i vestiti e i capelli sporchi. L’aveva chiamata, ma lei aveva allungato il passo ed era sparita lungo il marciapiede affollato. Una settimana dopo era passato al suo appartamento e aveva bussato. Era sicuro che fosse a casa, aveva sentito qualcuno muoversi all’interno, ma lei non gli aveva aperto la porta.

E adesso era morta.

«Sam?» domandò Wainwright, esitante. «Ci sei?»

«Ci sono» lo rassicurò Sam.

Wainwright abbassò la voce, come se avesse paura che qualcuno potesse origliare. «Guarda, lo so che mi consideri un pezzo di merda. Quell’intervista, l’anno scorso, non è stata esattamente corretta. Lo capisco, ed è colpa mia. Ma giuro che avrebbe dovuto essere utile a tutti noi. Non doveva diventare… quello che è diventata. Qualunque cosa sia iniziata dopo che siamo tornati dal Kansas.»

Sam sentì il mondo che gli si spalancava sotto i piedi, e lo lasciava sospeso nel vuoto. «Che vorresti dire?»

Un brusco respiro all’altro capo della linea.

«Cosa ti sta succedendo?» chiese Sam.

«Niente.»

«Stronzate.»

«Probabilmente è solo la mia immaginazione, ma…»

«Ma cosa, Wainwright? Dimmelo, cazzo!»

Un’altra pausa. Poi: «Vedo delle cose. Di solito con la coda dell’occhio, sai? A volte la sera; cose che si muovono tra le ombre. All’inizio pensavo che gli occhi mi stessero giocando dei brutti scherzi, cioè, fino alla notte scorsa. Dopo che ho saputo di Kate. Ero da solo nel mio appartamento, avevo pianto, e… ho sentito qualcuno ridere. Proprio alle mie spalle. Come… come una risatina, sai? Rauca. Come quella di una vecchia. Era proprio lì, dietro di me, e se la spassava a vedermi così addolorato».

A quel pensiero a Sam venne la pelle d’oca, e fu come se dita gelate gli sfiorassero la spina dorsale.

«Non sono riuscito a voltarmi» continuò Wainwright. «Ci ho provato, ma ero terrorizzato, Sam. Qualcosa mi diceva che qualunque cosa avessi dietro di me, era meglio non vederla. Ho sentito un’altra risatina, e poi quella cosa ha allungato una mano e mi ha dato un colpetto sulla spalla. Solo un dito, che mi toccava. Che mi chiedeva di voltarmi. Ho chiuso gli occhi e ho borbottato qualcosa a bassa voce.»

«E cosa hai borbottato?»