Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Avrebbe dovuto sapere fin da subito che aspetto aveva la cosa ai confini del suo campo visivo, una forma contorta, con i capelli biondi, incollati al cranio sfondato dal sangue scuro e denso.
Allontanò di scatto la mano dalla tastiera, eppure le parole continuarono a correre sullo schermo, ancora e ancora e ancora: L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi
«Basta» sussurrò.
L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi
«Vi prego, basta.»
L’abbiamo presa noi
Di colpo, Daniel afferrò la tastiera e le diede un bello strattone, staccando il filo dal retro del monitor. La fece volare attraverso la stanza, mandandola a sbattere contro il muro, e i tasti di plastica piovvero sul pavimento come chicchi di grandine.
Le parole, tuttavia, continuarono a correre come lampi sullo schermo del computer, sempre più veloci:
L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi L’abbiamo presa noi
La cosa senz’occhi era proprio dietro di lui. La poteva vedere senza neanche voltarsi. Era proprio sopra alla sua spalla destra.
Non è una cosa. Non è una cosa. È tua figlia, cazzo.
Dita fredde e senza vita sfiorarono il collo di Daniel.
E lui gridò.
Sam e Moore sentirono il grido provenire, attutito, dal piano di sopra. Erano già a metà delle scale quando Daniel scese di corsa. Quando li vide rallentò, e per un attimo la confusione prese il posto della paura.
«Sam? Moore? Ma che ci…?»
Dio quant’è magro! pensò Sam. Si sta consumando.
Non era esattamente magro, e tuttavia in confronto all’uomo massiccio che era stato l’anno prima si poteva definire tranquillamente uno scheletro ambulante.
«Che è successo?» domandò Sam. «Che cosa hai visto lassù?»
Daniel scosse la testa, incapace di esprimersi a parole, e li superò di corsa.
Sabrina lo aspettava in fondo alle scale.