Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Non è veramente una donna, gridò la mente di Kate. Vuole che tu lo pensi, ma non lo è.

Kate sapeva che la voce della cosa dietro alla porta era un suono più profondo, costretto nel registro acuto di una donna anziana.

«Perché non apri la porta, tesoro?»

Con una mano stretta forte intorno al manico di legno, Kate premette la punta del coltello contro il polso.

Il pomello cominciò a girare più forte, mentre la cosa dietro alla porta cercava di entrare con la violenza. Poi si fermò ancora una volta, e ancora una volta tornò il silenzio.

«Vogliamo solo parlare con te, Katie» disse la voce.

Kate rabbrividì, sentendo la cosa scandire il suo nome.

«Non vi farò entrare» ringhiò, a denti stretti.

La cosa dietro alla porta fece una risatina rauca. «Oh, tesoro, lo hai già fatto.»

Un nuovo rumore attirò l’attenzione di Kate. Veniva dal collage di foto che copriva il muro.

Ma non le aveva tirate giù? Era quasi certa di sì. Ricordava di averle strappate dal muro in preda al panico, nel desiderio disperato di liberarsi di quel volto che la fissava con i suoi occhi vuoti.

Eppure erano là. E c’era qualcosa dietro, che graffiava il retro del muro come se cercasse di passarci attraverso.

Un dito spuntò attraverso una foto. Quando arrivò alla luce si contorse come un verme pallido uscito dal terreno.

Kate tenne ben saldo il coltello. La punta le penetrò leggermente nella pelle. Respirò risucchiando l’aria tra i denti, tremando con tutto il corpo.

«È mia sorella» disse la vecchia signora dietro la porta. «Vuole assicurarsi che tu ci aiuti.»

«Non vi aiuterò mai» singhiozzò Kate.

«Eccome se lo farai» ribadì la voce.

Un altro dito passò attraverso il muro. Le foto cominciarono a cadere, svolazzando sul pavimento, mentre prima un braccio, poi il bordo di una spalla si spingeva nella stanza.

«Katie Ann. Ti chiami così, vero? Katie Ann?» domandò la donna-cosa dietro alla porta.

Cominciò a ripetere quel nome, come una terribile cantilena: «Katie Ann. Katie Ann. Katie Ann».

Kate chiuse gli occhi.

Il muro di foto venne giù del tutto mentre una sagoma pallida irrompeva nella stanza. Rotolò tra i raggi di luce mattutina e si schiantò sul pavimento, fermandosi ad appena pochi metri da dove era rannicchiata Kate, con il coltello al petto.

La sagoma pallida girò la testa, e i suoi capelli neri caddero di lato, svelando un volto marcito, con la pelle tesa sulle ossa del cranio, che la fissava con due orbite vuote.

Katie allora spinse il coltello con tutto il suo peso, abbassandolo così in fretta che la punta le trapassò la parte inferiore del braccio. Aprì la bocca, lasciandosi sfuggire un rantolo, scossa. Trovò insopportabile quel suono. Mostrava paura, rimorso e debolezza. Eppure non aveva altra scelta.

«Ka-tie Ann…» continuò la cantilena dietro alla porta.