Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Lentamente, Moore si voltò per guardarlo. La sua pupilla rotta sembrò espandersi, risucchiando la poca luce che stava sospesa intorno al tavolo. «So che avete fatto salire a bordo un nuovo autore. Ho letto l’ultima versione della sceneggiatura.»

Gli occhi di Gary lampeggiarono verso Tanner, che immediatamente alzò le spalle per scansare ogni responsabilità, spostando il proprio sguardo accusatorio su Phillip.

«Aveva tutti i diritti di vederla» disse questi.

Gary si passò una mano sopra la fronte viscida e flaccida. «Oh Cristo, Phillip. Ma che ti ha detto la testa?»

«Stiamo solo cercando di attirare un pubblico più ampio» insistette Tanner. Cercava di riprendere il controllo. «Dunque abbiamo preso i personaggi più simpatici del libro e li abbiamo, come dire, promossi.»

«Promossi» disse Moore, sarcastica.

«Esatto.»

«Quello che avete fatto è inventare una storia d’amore che nel mio romanzo non c’è, per trasformare l’intero film in una specie di stronzata mistica e patetica alla Twilight.»

«E sinceramente, che cazzo c’è di sbagliato in una cosa del genere?» sputò Gary.

«Non è il mio libro!»

«Hai ragione. Non è il tuo libro.» Gary si appoggiò allo schienale. «È il nostro film.»

Eccola. La verità. Finalmente.

Il tempo dei convenevoli era più che passato. Gary aveva spinto Moore proprio dove la voleva, e a quel tavolo lo sapevano tutti. «Abbiamo acquistato i diritti. Hai avuto la tua occasione, con la sceneggiatura. Abbiamo onorato la nostra parte dell’accordo. Adesso gireremo Tagli come lo intendiamo noi. Cazzo, probabilmente finiremo per cambiare anche il titolo. Sai, con qualcosa di meno grottesco. Se vuoi gridare e sbattere i tacchi a spillo con qualcuno, prova per prima cosa con l’avvocato che ha negoziato l’accordo. Ora, se non ti dispiace, vorrei finire la mia bistecca. Potrei addirittura ordinare il dolce. Puoi restare oppure andartene. Decidi tu.»

Prendendo forchetta e coltello, Gary tagliò un pezzo di bistecca ormai fredda e se lo infilò allegramente nella bocca deformata da un ghigno. La guardava fisso, mentre si godeva sia la carne sia il momento.

Lentamente, Moore si rimise gli occhiali da sole. Poi, con sorpresa di tutti, cominciò ad annuire.

«Hai ragione» disse.

Per la seconda volta quella sera, Gary rimase a bocca aperta.

Moore si passò le mani sui lati rasati della testa come a tirare indietro un cappuccio che l’aveva temporaneamente accecata. «Hai ragione. Penso di non aver considerato questo punto di vista.»

Gli occhi di Gary scattarono verso Tanner, stringendo le palpebre come a dire: Che cazzo ha in mente questa troia?

Tanner alzò le spalle.

Allungando una mano sul tavolo, Moore sfiorò quella di Gary. Il bordo delle sue unghie d’argento gli graffiò appena la pelle cotta dal sole. Un brivido lo attraversò dalla base del cranio fino alla punta del pene.

«Scusami, Gary» disse lei. «Non ero venuta qui per litigare, davvero.»