Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Questo rattristava molto Sabrina, e a ragione. Daniel invece stava sperimentando qualcosa che prima non aveva mai conosciuto veramente. Era pieno di rabbia.
«Cosa?» scattò, rivolto alla moglie.
Sabrina si ritrasse, allarmata dal suo tono. «Niente, Daniel. È solo che…»
Il pastore Charlie, sentendo che il momento stava per finire fuori controllo, si appoggiò allo schienale del divano e disse: «Sabrina mi ha parlato delle… altre cose che vi stanno capitando».
Di nuovo, Daniel lanciò alla moglie uno sguardo d’accusa, che lei evitò, abbassando la testa e armeggiando con un filo che usciva dall’orlo della sua camicetta.
«Daniel» continuò il pastore Charlie, «qualunque cosa succeda con me puoi parlare. Lo sai.»
«Non sta succedendo niente» insistette Daniel. Non gli importava nemmeno di sembrare credibile.
«Dunque non hai sentito dei rumori?» domandò il sacerdote. «Non hai visto niente di strano negli ultimi mesi? Non ti sei sentito come se ci fosse qualcosa in casa, insieme a te?»
«No. Niente. Siamo assolutamente soli.»
«È così che ti senti? Solo?»
Nessuna risposta.
«Hai pregato?»
«E perché dovrei?» domandò Daniel, con freddezza.
La preoccupazione sul volto del pastore Charlie era evidente. Non era abituato a sentire pensieri così cupi da un uomo che una volta era stato tanto spensierato.
«Perché stai soffrendo» gli suggerì il pastore Charlie. «Perché hai subito una grave perdita.»
«E Dio che cosa ha intenzione di fare?» chiese Daniel. Cominciavano a sudargli i palmi. Se li asciugò sulle gambe dei pantaloni, mentre si spostava un po’ in avanti sulla sedia. «Me la restituirà? Prenderà mia figlia e le ricostruirà il cranio sfondato? Le sue ossa spezzate? Prenderà il suo bel viso e lo rimetterà insieme, come una trapunta del cazzo?»
Sabrina si lasciò scappare un leggero lamento, pieno di dolore, e quel suono fece infuriare Daniel. Il suo volto, pallido e flaccido, era rosso per l’afflusso di sangue caldo.
Si voltò verso sua moglie. «Ah, e che dovrei fare? Dovrei portare il lutto come te? Nascondere la mia tristezza in qualche buco nero e profondo e fingere che non sia successo niente?»
«Io non fingo che non sia successo niente!» gridò Sabrina.
Daniel la ignorò. Guardò il volto attonito del pastore Charlie. «Be’, non posso nascondere ciò che provo. Non più. Sono arrabbiato. Sono furibondo! Voglio certe cose, pastore. Voglio il rispetto che hanno altri scrittori. Voglio un bestseller. Voglio una cazzo di edizione speciale. Desidero queste cose. È un peccato desiderarle, giusto?»
Il pastore Charlie annuì, stordito.
«E voglio un altro figlio. Voglio una moglie che possa darmi un altro figlio.»
Sabrina strillò: «Oddio, Daniel! Smettila!».
Ma Daniel non smise.
«Più di tutto, però, voglio riavere mia figlia! Perché Dio non vuole ridarmi mia figlia?»
Il pastore Charlie prese fiato e tentò di mantenere la calma. «Dio non ha preso Claire per farti del male, Daniel. Dio è misericordioso. Condivide il dolore che tu e Sabrina state provando.»
«Stronzate!» ruggì Daniel. «E che ne sa Dio!»