Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Poi, in giardino, Jake fa una scoperta sorprendente. Sembra che l’esterno della casa si estenda per oltre un paio di metri oltre il corridoio al piano più alto. Si mette a pensare: e se ci fosse una stanza, dietro a quel muro? Così, mentre la sua famiglia va in pezzi intorno a lui, posseduta dal male che abita nella casa, Jake aggredisce quel muro, cercando di guadagnare l’accesso alla stanza e a ciò che spera sveli il segreto di quel terrore così onnipotente.
«E poi arriva Tommy.»
«Tommy» disse Moore, con appena un sussurro.
«Conosce il potere che sta dietro al muro. E lo vuole tutto per sé.»
Moore sembrava avere smesso di respirare. Era immobile, più pallida di quanto l’avesse mai vista, la sua carne esangue contro i capelli neri come la pece.
«Le cose precipitano, una notte verso la fine del loro primo anno nella casa, la stessa notte in cui il padre stupra e per poco non uccide la sua assistente, la stessa notte in cui la madre segue fino a casa la ricca stronza con l’idea di sfondarle quel cranio gonfio di botox, la stessa notte in cui Alex attira un compagno di classe nel seminterrato per mostrargli la sorpresa che adesso marcisce sotto il cumulo di foglie secche. Quella notte, Tommy, che nella mia storia è un tuttofare che abita da quelle parti, si intrufola nella casa e sfonda il muro per sbirciare nel buio assoluto che si trova dall’altra parte.»
Il racconto di Sam si interruppe bruscamente. All’inizio Moore si limitò a fissarlo, battendo le palpebre, aspettando che la storia continuasse. Quando non lo fece, si schiarì la gola, pronta per la prima parola che avrebbe detto in un quarto d’ora.
«E cosa trova?» domandò, sempre con un sussurro.
«Non lo so» rispose Sam. «È qui che mi è venuto il primo attacco di blocco dello scrittore da quando avevo iniziato a scrivere, come se l’ispirazione avesse premuto il pedale del freno e il mio romanzo avesse sbandato fino a fermarsi del tutto.» Indicò lo schermo del computer portatile, e toccò il punto in cui il cursore lampeggiava senza interruzione. «E credo che anche tu ti sia fermata nello stesso punto.»
Moore risucchiò l’aria tra i denti, tremante.
Sta succedendo anche a lui.
Per la prima volta in sei mesi, c’era qualcuno con cui poteva parlare, qualcuno in grado di capire cosa stava attraversando.
Guardò Sam negli occhi e disse: «Ce l’ho anch’io, la sensazione di trovarmi di nuovo là. Nella casa. A volte non sono nemmeno sicura di essermene andata».
Lui allungò una mano e toccò la sua. Moore non si ritrasse.
«Lo so» disse Sam. «Lo so.»
Diglielo e basta, pensò lei.
Non so se mi fido di lui, rispose una seconda voce. Era la voce di una Moore più giovane. Di una ragazza che tutti chiamavano Theresa.
Cazzo, non hai molta altra scelta, no?