Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Aprì la bocca, con le labbra che si preparavano a curvare intorno alle parole, ma la capacità di spiegarsi lo abbandonò. Gli ultimi sei mesi erano una macchia confusa; ricordava solo la parata di parole sullo schermo del computer, che si spingevano avanti alla cieca, che si lanciavano in acque ignote. Non si era mai fermato a riassumere la trama in un discorso buono per aiutare le vendite.

«Parla di una casa» disse, infine. «Una casa con un passato strano e misterioso. Una famiglia ci si trasferisce, pensando che sarà l’inizio di una nuova vita. Solo che la casa comincia a nutrirsi di loro, a manipolarli, a costringerli a fare cose drastiche e terribili. Tranne per una di loro. La figlia più piccola. Lei percepisce il male e si immerge nel passato della casa, cercando di trovare un modo per fermarlo. Alla fine, la sua ricerca la conduce alla stanza da letto al piano più alto. C’è solo un problema, però…»

Eli si chinò in avanti sulla sedia, e continuò al posto suo senza un attimo di pausa. «Non riesce a entrare. Perché la porta è stata murata. Un muro di mattoni. E più tenta di buttarlo giù, più ciò che la circonda viene influenzato dal male.»

Sam fissò Eli, con la bocca aperta e la testa curiosamente piegata di lato. «Proprio così.» Lo disse quasi con un sussurro. «Come… come facevi a saperlo?»

Eli si alzò e percorse tutta la veranda, con il pollice che girava intorno al collo della bottiglia di birra mentre cercava di trovare le parole più adatte. Era evidente che era questo il motivo di quella visita inattesa. «Circa una settimana fa ho parlato con Dale Sommers, alla Kanyon.»

«Hai telefonato al mio editore?»

«No, mi ha chiamato lui. La Kanyon ha appena acquisito la Brute Force Press, ed è probabile che lo sapresti, se non avessi la testa sepolta in un documento Word. La Brute Force ha pubblicato gli ultimi tre libri di T.C. Moore. Sommers era preoccupato per Moore. Non la sentiva da settimane. Se lasciava un messaggio, non lo richiamava. Non richiamava nessuno. Dunque, voleva sapere se potevo chiedere a te di contattarla. Io gli ho detto che stavo avendo lo stesso problema con te. Ho chiesto a Sommers su cosa stesse lavorando Moore, e dopo aver insistito un po’ mi ha letto una breve scaletta che lei gli aveva dato a novembre. È molto simile alla tua, Sam.»

«Simile quanto?» domandò Sam.

«Voglio dire, i personaggi sono diversi – i tuoi sono una famiglia in una piccola città, mentre quelli di Moore sono giovani, violenti e sulla ventina – ma, da ogni punto di vista, voi due state scrivendo sostanzialmente lo stesso libro.»

Non può succedere! gridò la sua mente.

«E com’è possibile?» La voce di Sam era appena un bisbiglio.