Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Bicchieri pieni a metà di un liquido non identificato, poggiati sui tavolini, sugli scaffali, sulle scale. Piatti sporchi incrostati di cibo e lasciati sul pavimento come per essere puliti da un cane che non aveva. Abiti scartati e drappeggiati sulla ringhiera, sugli abat-jour, in mucchi umidi e ammuffiti, una fossa comune di panni sporchi non lavati. C’era una specie di sentiero, sgombro da quelle macerie, che portava dalla cucina alla scrivania con il computer, e poi girava in un arco pigro fino alle scale. D’istinto, Sam cominciò a raccogliere l’immondizia, sapendo che stava solo peggiorando la situazione.

«Che cazzo sta succedendo qui, Sam?» Il tono di Eli era freddo, l’accusa inconfondibile: Che ti prende?

«Te l’ho detto, stavo scrivendo.»

«Sembra che tu non abbia fatto altro. Ti sei fatto almeno una doccia, ultimamente?»

Sam si sentì prudere le mani, in preda a una rabbia furiosa. «Eli, che cazzo vuoi?»

L’altro fece un mezzo passo indietro. Gli offrì un sorriso di scuse, sentendo che stava spingendo Sam quasi al limite. «Beviamoci una birra» disse.

Sam non reagì.

«Andiamo.» Eli accennò alla porta della cucina. «Andiamo a prendere un paio di birre, qualcosa di locale e imbevibile. Sediamoci fuori, io e te, e parliamo.»

L’aria primaverile era fresca, con appena un accenno dell’umidità che avrebbe appesantito l’estate in arrivo. Una brezza leggera, da nord, portava con sé l’odore di terra del fiume Kansas, a un chilometro da lì.

Sam sorseggiava la birra in silenzio, cercando di concentrarsi sulla vaghezza della strada silenziosa dove abitava.

Eli si passava tra le mani la bottiglia di birra. Doveva ancora bere. «Non rispondi alle mie chiamate. Non rispondi alle email o agli SMS. Sam, sono preoccupato per te.»

«Non devi» disse Sam, passando una mano tra i capelli unti che erano diventati, senza tagliarli, una zazzera lunga almeno dieci centimetri.

«Ma guardati. Sei un rottame. La tua casa è una zona disastrata. Che ti sta succedendo, amico?»

Per un attimo, Sam credette di sentire un rumore. Un bisbigliare di voci. Mani carbonizzate, trasformate in artigli dal fuoco, che armeggiavano con il pomello della porta.

Vattene, implorò la sua mente. Lasciami solo!

Poi ebbe di nuovo quel pensiero, che non riusciva a evitare: La tua mente è il problema. Quello che hai fatto ti ha finalmente raggiunto. Stai diventando pazzo, e a questo non c’è rimedio.

«Sam?»

«È tutto a posto. Sono solo ansioso di finire il libro.»

«Parlamene.»

«Te l’ho già detto lo scorso autunno, Eli. Non ho una scaletta. È come se… si riversasse fuori di me.»

«Allora parlami di quello che hai, fino a questo momento.»