Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
A Sam pulsava la testa. Seppellì il viso tra le mani, con i gomiti piantati sulla tastiera, che inviavano un flusso costante di caratteri senza senso sullo schermo del computer.
«Cosa c’è che non va in me?» domandò, con voce tremante. Era una voce che non sentiva da settimane. Ed era la sua voce, pura, sana di mente. L’avvicinarsi delle lacrime lo colse di sorpresa. «Che cazzo sta succedendo?»
Un nuovo rumore lo fece scattare in piedi.
Dei colpi.
Eccoci, pensò. Finalmente è venuta a prenderti. Tutto questo finisce adesso.
Dopo un paio di minuti cominciò a ragionare.
Qualcuno stava bussando alla porta di casa.
Sam sbirciò da dietro le tende l’uomo sulla veranda. Da quel punto non riusciva a vederne il volto, ma aveva qualcosa di familiare, tanto da infastidirlo. Il modo in cui si era fermato con le mani in tasca e le spalle basse; il completo fresco di lavanderia; il modo in cui dondolava sulla punta dei piedi come se cercasse di aggiungere qualche centimetro alla sua corporatura per niente slanciata.
Senza preavviso, l’uomo piegò la testa di lato e Sam poté vederlo bene.
«Eli?»
Quando Sam spalancò la porta il suo agente strillò, spaventato.
«Ehi, Sam!»
Eli sorrideva, imbarazzato, come a dire “devo smetterla di volare fino in Kansas solo per parlare con te”. Poi, quando si rese conto dell’aspetto di Sam, le sue labbra si piegarono verso il basso, seguite dalle sopracciglia. Lo sguardo di Eli si fermò sulla barba lunga e a chiazze. Sugli abiti sgualciti e macchiati. I capelli unti e sporchi. Gli occhi iniettati di sangue che imploravano sonno eppure non si chiudevano mai.
«Sam, che sta succedendo?»
Non dirgli niente, avvertì se stesso.
«Niente» rispose.
«Stronzate. Hai un aspetto…»
«Ho un aspetto come?»
«Hai un aspetto orribile» disse, senza mezze misure.
Sam si finse incredulo. «Eli, non starmi così addosso. Sono giorni che scrivo senza interruzione. Sto cercando di finire un libro. Dovresti essere contento.»
«Già. Il libro. In effetti, è proprio di questo che volevo parlarti.» Batteva i piedi, come se davvero non avesse tempo per quella visita casalinga. «Posso entrare?»
«Certo.» Sam spalancò ancora di più la porta, facendosi da parte per lasciarlo entrare.
No, che stai facendo? Non farlo entrare!
Nel momento in cui Eli entrò, Sam capì di aver commesso un errore. Si accigliò ancora di più. I suoi occhi perlustrarono la stanza con una terribile miscela di stupore e disgusto. Sam era stato così preso dal suo romanzo che non si era preso la briga di guardarlo per bene, quel posto. Adesso lo vide, attraverso gli occhi di Eli.