Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti
Document

«Cosa cazzo stai facendo?» gridò Moore, mentre si precipitava nella stanza. Un po’ di scotch traboccò da due bicchieri, quando li fece sbattere sulla scrivania. Strappò le pagine di mano a Sam.

«Mi dispiace, io…»

«Cristo se ti dispiace!» Gli diede una spinta, forte, e la mano di lui colpì la tastiera del computer portatile. Lo schermo si accese, mostrando un documento Word. Diversi paragrafi riempivano la parte superiore della pagina, ma il cursore lampeggiava a metà. Proprio come sul computer di Sam. Blink. Blink. Blink. Aspettando il diluvio di parole.

«Perché ti sei fermata?» le chiese, dopo un attimo di silenzio.

«Come?»

«Perché ti sei fermata?»

Moore fece un respiro profondo, mentre le pulsazioni rallentavano, e la rabbia scemava.

«Perché uno stronzo mi stava entrando in casa» disse. Il suo tono non era affatto convincente.

«Ma cosa ti ha fermato, prima?»

A Moore tremava il labbro inferiore. Eccola, la verità. Ecco tutto ciò che lei aveva temuto negli ultimi sei mesi. Si morse il labbro con i denti davanti.

«McGarver, non farlo.»

«Stai scrivendo da quando siamo tornati, vero? Come se fossi costretta? Come se ci fosse qualcosa che ti obbliga a scrivere?»

Una luce lampeggiò dietro agli occhi scuri di Moore, e sulla superficie della pupilla rotta, come la patina arcobaleno del petrolio sull’acqua.

Sam pensò, con un improvviso sollievo: Non sei pazzo. Sta succedendo. Sta succedendo davvero!

Poi il sollievo si trasformò in paura: Non sei pazzo. Sta succedendo davvero.

«Dimmi cosa ti succede» le disse.

Lei si abbracciò, come per proteggersi. Non disse niente.

«Quando io smetto di scrivere» spiegò Sam, con tono suadente e sincero, «mi sembra di essere di nuovo in quella casa.»

Lei incrociò il suo sguardo per un attimo. Era chiaro che aveva toccato un nervo scoperto.

Sam continuò: «Ho pensato di stare impazzendo. Mi dimenticavo di prendere i farmaci, per la depressione, e all’inizio ho pensato che fosse una specie di crisi d’astinenza. E allora ho ricominciato a prenderli, ma non mi aiutava. Ho comprato perfino un rivelatore di monossido di carbonio, perché avevo letto che una perdita di gas poteva provocare allucinazioni. Adesso però so che non erano allucinazioni, e che non sono pazzo. Perché sta succedendo anche a te».

Moore strinse la mascella. Stava lottando contro le lacrime. Sam non l’aveva mai vista così vulnerabile.

Lo terrorizzava.

«Sta succedendo anche a te» ripeté. «Non è vero?»

Moore lo guardò intensamente. Poi fece un leggero cenno di assenso.

Sam si avvicinò al cursore che lampeggiava sullo schermo del computer. «Però a un certo punto hai smesso.»

Lei sospirò e prese alcuni fogli da un mucchio. «Andava tutto alla grande, finché…»

«Finché non sei arrivata al momento in cui qualcuno cerca di sfondare il muro. Il muro che svelerà i segreti della casa.»

Lei si voltò di scatto, per guardare Sam con il suo occhio terribile. Per la prima volta lui notò che le erano ricresciuti i capelli ai lati della testa, dove li aveva rasati. Non erano più quella criniera così alla moda che erano stati. Adesso cominciavano a somigliare al più lungo taglio mullet del mondo.