Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Il giorno dopo cercò di nuovo di smettere, e di nuovo la sua casa cominciò a trasformarsi intorno a lui. Di nuovo, quella cosa carbonizzata lo chiamò per nome.
Cominciò a bere, ma l’alcol non impediva alla sua mente di tornare a quella vecchia casa in campagna. Raddoppiò le dosi degli antidepressivi, poi le triplicò, e ancora quella voce sembrava chiamarlo da dietro una muraglia di fiamme: «Sammy. Sammy…».
C’era solo un modo per impedire che quella follia lo trascinasse con sé.
Finché scriveva, era al sicuro.
Questo succedeva a gennaio.
Adesso era aprile, e la storia non era ancora finita.
Il rumore delle dita sui tasti sembrava quello di una mitragliatrice, e le frasi correvano senza ostacoli sullo schermo luminoso del computer. La scena che stava scrivendo era la più importante di tutte. Il culmine. Era il motivo della sua ossessione per quella storia. L’istante in cui i suoi personaggi avrebbero aperto la porta, per scoprire il segreto che li aspettava da tempo immemorabile, pronto a scatenarsi sul mondo ancora una volta.
Era molto raro che una storia procedesse così, senza un attimo di esitazione. Era come se ogni singola parola fosse già scritta nella sua mente; l’unica cosa che restava da fare era tirarla fuori: