Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Sam era arrivato all’incirca a pagina trenta, quando si accorse che uno dei ciocchi scoppiettava.

Alzò gli occhi dal manoscritto e vide le fiamme divorare il legno, vero legno, mentre danzavano in un grande camino di pietra, con la mensola ornata da complicati bassorilievi di piante rampicanti. Alla sua destra, un arco si apriva su un corridoio stretto e buio. A sinistra, ciò che restava della luce purpurea della sera entrava da una grossa portafinestra, e attraverso quella Sam vide la ringhiera sgangherata della veranda e il tronco deformato di un faggio.

L’albero dell’impiccagione.

Le pagine gli caddero di mano e svolazzarono a terra.

Era tornato nella casa sul Kill Creek.

Il fuoco ruggì, con la luce intensa che proiettava ombre pesanti sulle pareti del soggiorno. Il fumo non saliva per il camino, ma si diffondeva nella stanza. Sam boccheggiò, e quell’aspro fumo nero gli morse il fondo della gola. Tossì, cercando di buttarlo fuori, ma era tutto intorno a lui, gli bruciava i polmoni, gli pungeva gli occhi. Attraverso quella nebbia di fumo e lacrime, Sam vide qualcosa che si agitava nel ventre del camino.

Non era un ciocco.

Era un braccio. La pelle carbonizzata si stava ritirando per scoprire, al di sotto, muscoli rossi come il sangue. A un’estremità, le dita ridotte in cenere si rattrappivano in un terribile artiglio nero, da dove spuntavano, bianche, le ossa delle dita. Sotto al braccio, le braci si spostarono quando quella cosa oscena si protese in avanti. Poi la mano si aprì, e le dita si allungarono tra le fiamme per toccare Sam, per bruciarlo come loro erano state bruciate.

«Sammy?» chiamò una voce di donna, dal buio dietro al fuoco che scoppiettava.

Sam era caduto a terra, e si spingeva disperatamente lontano dal camino. Adesso in casa c’era buio, e le uniche luci erano quella del fuoco e un bagliore pallido all’estremità opposta della stanza.

Il suo computer portatile.

Il cursore continuava a lampeggiare alla fine dell’ultima frase.

Qualcosa dentro di lui disse a Sam che l’unica soluzione era tornare a quella storia.

«Sammy…» lo chiamò la voce.

Nel camino il braccio si spostò di nuovo, mostrando la curva di un gomito. Non era un braccio tagliato. Era ancora collegato a qualcosa, più a fondo dentro il focolare.

C’era un volto nascosto nel buio, dietro al fuoco. Sam vedeva le fiamme che si riflettevano sulla superficie lucente di quegli occhi che si scioglievano.

Si alzò di scatto e corse al computer. Quando lo raggiunse si voltò.

Era di nuovo nel suo soggiorno. Le fiamme basse del caminetto a gas bruciavano regolarmente sopra i falsi ciocchi.

Con il bordo del mignolo sfiorò uno dei tasti del computer. La storia che aveva scritto negli ultimi tre mesi tornò a lui di corsa, e con essa un travolgente senso di calma.