Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Era un bel martello, della ferramenta Buckwood all’angolo tra Walnut e la Sesta, subito a sud della chiesa luterana dove appena tre quarti d’ora prima il pastore Charles aveva pronunciato un sermone sui mali dell’adulterio. Il pastore Charles aveva i denti macchiati di tabacco e gli sudavano le ascelle, con le sue camicie a righe a mezza manica. Aveva il cancro ai polmoni e il paradiso in testa, e mentre si preparava per l’ultima messa, a un quarto alle undici, non poteva sapere che alla ferramenta dietro l’angolo qualcuno avesse comprato un martello, lo stesso martello che in quel momento si abbatteva sulla guancia non rasata di Roscoe Trout.

All’inizio il vecchio Roscoe aveva lottato, come fanno gli uomini semplici. Aveva stretto il pugno devastato dall’artrite e cercato di colpire Tommy sulla bocca. A ogni colpo del martello, tuttavia, a Roscoe interessava sempre meno riuscire ad assestare un pugno. Voleva solo che i denti che in tanti anni di trascuratezza non erano ancora marciti gli restassero in bocca.

Tommy non poteva promettere niente. Si stava divertendo fin troppo a piantare la testa ad artiglio di quel martello nella faccia del vecchio ubriacone. Gli stava aprendo una bella finestra, e da quel buco si vedevano l’osso della mascella e le cloache schifose dove una volta erano stati i suoi denti.

Non aveva niente contro Roscoe. Certo, era un chiacchierone che tracannava whisky di contrabbando come una biscia dal ventre giallo inghiotte le rane negli stagni, ma gli abitanti della cittadina lo trovavano perlopiù abbastanza innocuo.

Già, Tommy lo avrebbe pure lasciato in pace, se Roscoe non si fosse messo in testa di piazzarsi davanti al muro.

Il muro era ciò che voleva Tommy. Era quello il motivo per cui aveva comprato il martello.

Quella brutta azione in cui adesso era impegnato era colpa di un sacco di gente. Prima di tutto dell’uomo che aveva costruito la casa. Poi di quelli che l’avevano comprata dopo la morte dell’uomo e avevano scelto di murare la porta con un bel mucchio di mattoni d’argilla. E forse, più di tutti, era colpa della ragazzina con i capelli neri che credeva di far perdere le sue tracce. Tommy, però, era un vero segugio. Quando fiutava una pista, la seguiva fino in fondo.

Poco dopo, il martello si piantò nella testa di Roscoe e arrivò ai mattoni. Il rumore fece sobbalzare di gioia Tommy, come tante lucciole che scappano da un barattolo aperto. Il corpo senza vita di Roscoe scivolò sul pavimento di legno, e il sangue schizzò fino alla parete opposta, mentre Tommy disegnava un arco sopra alla propria testa con il martello, e lo abbassava di nuovo.

La testa piatta del martello andò a cozzare contro il muro, e il primo mattone venne via.

Senza preavviso, quel torrente di parole si arrestò.

Sam si fermò di colpo, con le giunture che si bloccavano, e le mani che si trasformavano in due artigli grotteschi.