Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Sam, Kate e Wainwright risero tutti insieme, sollevati. «Andiamo» disse Sam, indicando la porta. «Usciamo di qui, prima che ci venga un infarto.»

Senza esitare, Kate si affrettò a uscire, sorridendo per scusarsi con Sam mentre gli passava accanto.

Wainwright era subito dietro di lei. «Questo posto ti fa venire in mente cose strane, vero?»

Sam uscì sulla veranda e fece per chiudere la porta. Non riusciva a spiegarselo, ma si aspettava che opponesse una qualche resistenza, che tirasse in senso contrario, nello sforzo di tenere aperto. Invece, la forza eccessiva che Sam esercitò finì per farla sbattere.

Wainwright sobbalzò. «Cristo!» gridò.

«Scusa» disse Sam. Per abitudine, controllò il pomello. La porta era chiusa a chiave. Non ricordava di averla chiusa dall’interno, ma cosa importava? Era meglio che fosse ben chiusa, invece di lasciare che qualche sbandato, ad Halloween, potesse entrare e profanare quel posto.

Le assi del pavimento scricchiolarono, mentre Sam attraversava la veranda a passo di marcia e scendeva i gradini. Gli altri erano già avanti, con Moore e Daniel in testa. Kate e Wainwright stavano rapidamente superando Sebastian, che procedeva con fatica, più per effetto della vecchiaia che per scarsa volontà di affrettarsi. Sam non ci mise molto a raggiungerlo.

«Sebastian?»

«Sì, Sam?»

«Volevo chiederti…» La sua mente annaspò in cerca delle parole giuste. Era una domanda strana, ma si sentì costretto a farla. «Ieri notte mi è sembrato di sentirti parlare. Nella tua stanza.»

«A che ora?»

«Poco dopo l’una, credo.»

Sebastian piegò gli angoli della bocca mentre cercava, accigliato, di ricostruire l’episodio.

«Non credo che fossi io, Sam. Ho dormito tutta la notte.»

«Ma ho sentito la tua voce. Sembrava che stessi parlando con qualcuno. Che gli stessi facendo delle domande.»

Sebastian scosse la testa. «A meno che non stessi parlando nel sonno, ho paura che la tua mente ti abbia giocato uno strano scherzo.»

Sam tacque. Forse il vecchio aveva ragione.

«Oh, meno male, ecco la cavalleria» disse Sebastian mentre si avvicinavano al confine della proprietà.

Davanti a loro era parcheggiata un’auto della polizia. Sam guardò i due agenti, un uomo grosso come un orso e un tizio magro che sembrava sul punto di essere inghiottito dalla sua stessa uniforme, parlavano tra loro a bassa voce. Avevano l’aria cupa; l’agente magro sembrava non voler fare altro che saltare sull’auto e andare via di corsa, e lasciarsi quella casa alle spalle.

Daniel e Moore furono i primi a raggiungerli. Moore borbottò qualcosa all’agente grosso, probabilmente qualcosa di inutilmente sarcastico, ma quello la ignorò del tutto, e invece prese Daniel per un braccio e lo condusse lontano dal gruppo. Moore e l’altro agente, sul cui distintivo Sam lesse VICESCERIFFO D. READY, cominciarono a darsi da fare, con Moore che gli faceva una sfilza di domande, accalorandosi, e il vicesceriffo Ready che, educatamente, le suggeriva di “calmarsi”.

Sam e Sebastian arrivarono alle spalle di Wainwright e Kate, che si erano uniti all’interrogatorio del povero Ready.