Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Lei non reagì, ma per un attimo incrociò lo sguardo di Sam. La paura era tornata. Strinse le dita intorno alle sue.
«Non voglio tornare in camera mia» disse, la voce ridotta appena a un bisbiglio.
«Perché?»
«È solo che… posso restare qui?» domandò.
Sam lasciò che la sua mano si chiudesse su quella di lei.
«Posso restare qui, con te?» Gli scivolò più vicino, attirandogli la mano nel buio della trapunta.
Le dita di Sam sfiorarono la sua carne. Moore gli premette la mano contro il suo corpo caldo.
«Moore…»
Lui lasciò che lei gli guidasse la mano fino alla curva del seno. Le dita di Sam sfiorarono il suo capezzolo eretto, e lui la sentì inspirare, bruscamente.
Il copriletto scivolò più in basso, scoprendo una spalla nuda. Con l’altra mano Moore lasciò andare la trapunta, che cadde a terra. Adesso era nuda, davanti a lui. La sua pelle splendeva alla luce della luna.
Il tempo sembrò fermarsi. Sam era bloccato sul posto, incapace di muoversi perfino se avesse voluto.
Ma non voleva muoversi. Voleva restare lì con lei.
Le labbra di Moore gli sfiorarono il collo, mentre la pelle di Sam prendeva vita a ogni respiro di lei. Adesso lo stava baciando, con la lingua che piena di desiderio gli esplorava la bocca. Gli prese tra i denti il labbro inferiore e diede un bello strattone.
Il tempo riprese a muoversi, più in fretta di prima.
Lei fece scivolare la mano di Sam sopra il ventre teso e pallido, e poi più giù, tra le gambe.
Lui batté le palpebre e si ritrovarono sul letto, con la maglietta e i pantaloni del pigiama di flanella ammucchiati sul pavimento. Il seno di lei sfiorò il suo pene eretto mentre gli tirava via i boxer, e una corrente elettrica fece contrarre ogni muscolo del suo corpo. Sam sentiva ovunque i battiti del proprio cuore. Moore gli si mise a cavalcioni e lo prese dentro di sé.
Si muovevano come una persona sola, aggrappandosi l’uno all’altro nello sforzo frenetico di spingere i loro corpi sempre più vicino.
Le lame affilate delle unghie d’argento di Moore gli scavarono nella schiena, e Sam sentì qualcosa di caldo che cominciava a scorrergli sulla pelle. Non gli importava. Lei poteva pure scarnificargli le ossa, e lui l’avrebbe comunque scopata. Non voleva smettere di scoparla, né per il dolore, né per il fuoco, né per la morte. Voleva restare per sempre in quell’attimo.
Sam infilò una mano nella nera criniera che scendeva a cascata sulla schiena di lei e le agguantò i capelli con la mano sinistra, stringendoli nel pugno. Lei mugolò, affondando il viso nella piega del braccio di lui, cercando con la bocca le sue cicatrici, percorrendo con la lingua le creste della sua pelle indurita.
Lui pensò a lei che gli affondava i denti nelle cicatrici, che gli strappava la pelle tatuata dai muscoli e sputava ogni boccone insanguinato nel buio.