Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Qualcuno bussò alla porta della sua camera e lo fece sobbalzare.

«Cristo» disse bruscamente tra sé. Ascoltò. Il rumore dei graffi era sparito.

In silenzio Sam scese dal letto, con il pavimento fresco sotto i piedi nudi mentre raggiungeva la porta. Si chinò, con l’orecchio a pochi centimetri dal legno, e ascoltò. Dall’altra parte c’era qualcuno. Riusciva a sentire il leggero spostamento d’aria del suo respiro.

«Sam?»

Quella voce lo scosse.

«Sam, sei sveglio?»

Spalancò in fretta la porta. In corridoio c’era Moore, avvolta in una pesante trapunta patchwork.

«Scusa. Non volevo disturbarti.»

«Va tutto bene?» domandò Sam.

Gli orli del copriletto, stretto intorno a lei, si muovevano leggermente.

Le tremano le mani, pensò Sam.

«Posso entrare?» La sua voce aveva una qualità sorprendentemente vulnerabile.

Si fece da parte, e Moore si affrettò a entrare nella stanza. Lui chiuse la porta alle sue spalle e fece scattare il chiavistello.

«Moore, che accidenti succede?»

«Mi è sembrato di sentire qualcuno nella mia stanza» gli spiegò. Aveva distolto lo sguardo, verso le lenzuola scomposte sul letto.

«Chi?»

Lei non rispose. «Scusa» disse, facendo per tornare verso la porta. «Non è niente. Ci vediamo domattina.»

Sam allungò una mano e le toccò la spalla. «Moore. Che c’è che non va?»

Lei si fermò. Buttò fuori l’aria, lentamente. «Sono messa piuttosto male, Sam.»

«Lo siamo tutti, Moore.»

«No.» Scosse la testa. Ancora non voleva guardarlo. La sua lunga criniera di capelli neri si muoveva avanti e indietro contro il copriletto. «Voglio dire…» Si interruppe, per raccogliere le idee. «Ti è mai successo qualcosa che da quel momento in poi ha rovinato tutto? Come se la tua vita stesse precipitando e tu non riuscissi a riprendere quota?»

Sam sentì il sapore del fumo in fondo alla lingua.

«Ti è mai successa una cosa del genere?» chiese di nuovo lei.

Lui annuì. «Sì.»

«E cos’era?» Senza poterle guardare il viso, la sua voce aveva una qualità strana, come se non venisse da un punto davanti a Sam, ma da chissà dove intorno a lui.

«Moore, di che stai parlando? È successo qualcosa?»

Lei sbuffò di nuovo, costringendosi a rispondere: «Non voglio stare da sola, in questo momento».

Lentamente, Sam si portò davanti a lei per guardarla. Lei non voleva ancora incrociare il suo sguardo. Non l’aveva mai vista così. Sembrava…

Spaventata, pensò. Sembra spaventata.

«Cos’è successo?»

Lei scosse la testa. «Non è successo niente, Okay? Sono sonnambula, Sam. Tutto qui. Cammino nel sonno e allora, sai, dimentica che questa cosa sia successa. Ce la fai?»

Gli occhi stavano giocando un brutto scherzo a Sam, e gli sembrava che le parole di Moore non corrispondessero ai movimenti delle sue labbra. Strinse le palpebre, cercando di allontanare la nebbia del sonno.

«Non sarei dovuta venire, ma…» E tacque all’improvviso.

Sam allungò una mano e toccò la punta delle dita di Moore, che tenevano chiusa la trapunta.

«Con me puoi parlare.»