Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Guardava Erin, che dall’altra parte della stanza rideva in modo sguaiato, mentre un gruppo di uomini facevano a turno a intrattenerla con storielle scandalose. Le facevano la corte, ciascuno in maniera più sfacciata del precedente. Erin però aveva occhi solo per lui, anche quando quegli uomini cominciarono a baciarla, dapprima sulle guance, poi sulle labbra. Lei non fece niente per fermarli mentre la carezzavano, e le loro mani presero a strizzarle il seno in maniera aggressiva, a strofinarle i capezzoli eretti, a infilare le dita sotto al suo vestito corto. Gli uomini poi le baciarono il collo, le gambe, i seni scoperti, e lei continuava a guardare Sam, rideva sempre più forte mentre quelli si prendevano una simile libertà e senza il suo consenso.
Sam gridò: Erin!
La voleva. Aveva bisogno di lei. Il pensiero che chiunque altro potesse averla era insopportabile.
Aveva sbagliato a lasciarla andare. Era stato un errore. Avrebbe dovuto fermarla.
Perché non le ho detto la verità e basta?
Cercò di chiamarla di nuovo, ma il suo nome gli si fermò in gola. Bruciava, di un calore terribile. L’intera gola gli andava a fuoco. Un fumo grigio e scuro gli riempiva i polmoni.
Stava soffocando. Stava morendo. Stava bruciando vivo.
Guardò in basso e vide che aveva in mano una vecchia padella di ghisa. Il metallo ruvido e invecchiato era coperto di sangue scuro. Gocciolava dal bordo e finiva per terra.
Batté le palpebre, e in un attimo fu a casa sua. Erin stava piangendo. Le stanze erano state svuotate, non c’era più neanche un mobile, non un solo libro sugli scaffali, niente che gli ricordasse la sua vecchia vita.
Una vecchia vita, pensò. Ecco cos’è adesso. Andata per sempre.
Si sbagliava, però. Erin gli stava dicendo che andava tutto bene, che lo perdonava. Forse tutto questo terribile guaio, almeno in parte, era colpa sua. Lo aveva trascurato. Aveva permesso che si allontanassero.
Sam scosse la testa. Non era andata così; aveva fatto tutto lui. Era lui che beveva troppo, che litigava, che si chiudeva in se stesso finché a lei non era rimasta altra scelta se non andarsene. Era lui che si rifiutava di darle la famiglia che aveva sempre voluto.
Erin allungò una mano e prese la sua.
Quella mano, però, non apparteneva a lei.
Era la mano bruciata di una donna, la carne consumata dal fuoco fino a mostrare tratti di osso bianco.
Era la mano di sua madre.
Sam chiuse gli occhi e cominciò a gridare. No! No! No!
Il fumo gli riempì la bocca aperta, soffocandolo, consumandolo.
Si svegliò di soprassalto. I dettagli del sogno svanirono immediatamente.
Era stato un rumore a svegliarlo, ne era sicuro. Rimase sdraiato sul letto, perfettamente immobile, cercando di ascoltare al di sopra del battito impazzito del suo cuore.
Eccolo.
Era debole, ma non se lo era immaginato. Si mise sui gomiti e tese l’orecchio verso il rumore. Si sforzò di ascoltare.
Graffi. Come se qualcosa grattasse contro la parete opposta…