Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Chiuse gli occhi e ascoltò ogni respiro, ciascuno più lento e più sereno dell’ultimo. Presto sentì la rabbia verso Wainwright che evaporava dalla sua pelle come acqua piovana sotto al sole.

Quella fotografia, però… Sam era sicuro del fatto che i volti delle sorelle Finch gli fossero sembrati esattamente come quello di Wainwright. Non se lo era immaginato, vero?

Certo che sì. Stai perdendo la testa. E non è perché sei in questa casa. Hai iniziato parecchio tempo fa. È per questo che Erin se n’è andata. È perché ti rifiutavi di darle la vita che voleva. Di darle un figlio. Perché sarebbe cresciuto per diventare incasinato proprio quanto te.

C’era un tale silenzio, là fuori. Un silenzio strano, come dentro una camera di deprivazione sensoriale.

Sam aprì gli occhi. Sopra alla sua testa, il cielo notturno brillava di una quantità infinita di stelle. Su entrambi i lati del vialetto l’erba alta gli arrivava alla vita ed era assolutamente immobile.

Allontanandosi dalla casa, Sam sentì un leggero rumore, nel buio davanti a sé.

Una specie di cinguettio.

Con un ritmo regolare.

Vide il profilo del ponte di legno emergere dalla penombra, prendere forma davanti a lui, materializzarsi come un’apparizione.

Sam allungò una mano e toccò il palo più esterno del parapetto del ponte. Il legno era scheggiato e ruvido.

Il rumore veniva dall’estremità opposta del ponte. In realtà, veniva proprio dalla riva opposta: dal ponte, dalla strada, dalla spalletta erbosa, dagli alberi in ombra che correvano paralleli al torrente.

Il cinguettio si fece più intenso.

Insetti. Il rapido frinire dei grilli, quello più ondulato delle cicale.

Di lì a qualche settimana si sarebbero rifugiati sotto pietre e tronchi, ad aspettare che passasse l’inverno, ma per il momento erano ancora all’esterno, e cantavano ancora la loro canzone alle stelle.

Non dov’era lui, però. Era veramente assurdo, ma Sam non riuscì a evitare di pensarlo.

Gli insetti non vogliono attraversare il torrente. Non vogliono venire da questa parte.

Davanti a lui c’era il ritmo, rapido e leggero, dei rumori notturni. Alle sue spalle c’era un silenzio assoluto e opprimente.

Lentamente, Sam si allontanò dal ponte. Si voltò e aumentò il passo, puntando di nuovo verso la casa. Il rumore degli insetti sbiadì, in lontananza.

Stava superando il faggio quando vide un bagliore improvviso, in alto. Guardò la casa.

Alla finestra del piano più alto si era accesa una luce. Ardeva come una lanterna in una torre nera. Poi si spense di colpo, così come era comparsa.

Continuando a guardare la finestra, Sam si spostò sotto i rami dell’albero.

Una scarpa nera lucida lo colpì al volto.

Gridò, saltando all’indietro, inciampando da solo e cadendo lungo disteso sulla schiena. Guardò in alto, tra i rami.