Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Wainwright piegò la testa, incuriosito. «C’è qualcosa che non va?»
Il suo viso. Sembra proprio come il loro.
«No» rispose Sam, lasciando che l’altro prendesse il suo drink. «Sto bene.»
Prima di cena, Wainwright era stato piuttosto indaffarato a sistemare i mobili del soggiorno per far accomodare i suoi ospiti, disponendoli in modo strategico per incoraggiare la conversazione. Aveva anche acceso un fuoco nel grande camino di pietra del soggiorno, che adesso rischiarava la stanza mentre il crepuscolo avvolgeva il mondo esterno in un bozzolo color vino.
Sam sentì una mano che gli sfiorava il gomito. Era Moore, accanto a lui.
«Guarda un po’» disse lei, accennando al tavolino.
Al centro c’era un candelabro di ferro nero. A ogni portacandele era attaccata una telecamera wireless, e insieme trasformavano il candelabro in un bizzarro insetto di metallo con cinque occhi, ciascuno puntato esattamente dove uno degli ospiti si sarebbe seduto. Sopra a quello spazio era sospeso un microfono a giraffa, in fondo a un lungo braccio piegato. Un cavo correva da quel punto fin quasi in fondo alla stanza, a una cabina di regia improvvisata con alcuni hard disk esterni e un computer portatile.
Sam guardò gli altri che prendevano posto.
Sebastian, pigramente, faceva girare nel bicchiere il suo Bordeaux. «Allora, signor Wainwright, quando comincia questa piccola recita?»
Wainwright guardò l’orologio. «Tra circa dieci minuti. Alle sette e mezzo precise.»
«E fino a quel momento?»
«Rilassatevi. Godetevi i vostri drink. Mettetevi comodi.»
«Davanti al plotone d’esecuzione» borbottò Moore, con gli occhi puntati sul tavolino e la sua creatura dai molti occhi.
Chiedigli della fotografia, si disse Sam.
Non ancora. Aspetta.
«Hai qualcosa in testa, Sam?» domandò Wainwright.
Sam non si era accorto che stava fissando il giovane. Scosse la testa. «No. Sto solo facendo mente locale, immagino.»
Kate prese posizione vicino alla cabina di regia, in un punto dal quale poteva comunque riprendere ciascun membro del gruppo. Si appoggiò al muro e iniziò a trafficare con la telecamera.
Wainwright prese due grossi ciocchi da un mucchio di legna proprio accanto al camino, e li appoggiò con cura sul fuoco. Le fiamme si alimentarono voraci, divorando il legno secco e alzandosi sempre di più. La loro ingordigia si rifletteva per tutta la stanza. Il gruppo si lasciò cadere sulle poltrone e si concentrò sui propri drink. Si lasciarono sopraffare da un pesante senso di ineluttabilità.
Sebastian guardò l’orologio. «È quasi ora.»
«Comincerò con una presentazione» spiegò Wainwright. «Poi farò alcune domande perché tutti possano parlare. Idealmente sarà una sola, fluida conversazione, con tutti che partecipano e tutti a condividere qualcosa.»
Tutti tranne te, pensò Sam.