Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sam finse di tastare le tasche dei jeans alla ricerca di un oggetto smarrito. «Vorrei avere con me una penna, o qualcos’altro per scrivere. Ti dispiacerebbe mandarmi un’email? È fantastico.»
Moore rise, abbassando per un attimo le difese.
«E io?»
Sam inclinò la testa. «Scusami?»
«Io, come scriverei della casa?»
«Vediamo…» Sam si passò una mano sopra la nuca coperta di stoppie. «Prima di tutto la casa sarebbe in una grande città.»
«Okay.»
«Un quartiere colpito dal degrado, disgustoso, dove la gente mescola cocktail di droghe che quasi non hanno senso e si dedica ad attività sessuali che non sembrano per niente piacevoli.»
«Mm-mm.» Moore aveva serrato leggermente la mascella.
Ora è lei sotto esame. Mi sa che non è così facile.
«Ci sarebbero una manciata di personaggi assolutamente sgradevoli, gente sporca, sporca sul serio. Tranne uno. Una giovane donna che viene da fuori. Di famiglia ricca, forse. Oppure una donna che si è sposata giovane e adesso si sente in trappola, nella sua vita troppo casalinga.»
«Chi è?» domandò Moore. Si avvicinò di un passo.
«È un agente di polizia. No, aspetta. Lavora per un istituto di vigilanza. È l’unica donna sul libro paga, e questo significa che è circondata da uomini sovrappeso e sbruffoni con distintivi fasulli e Taser alla cintura. L’istituto ha avuto un appalto da un’impresa edile, perché impedisca che tossici e altri sbandati occupino le case vuote. Ed è qui che entra in contatto con gli altri personaggi, quando cerca di mandarli via da una casa che è sospettosamente simile a questa.»
Indicò il tetto della veranda e i due invisibili piani superiori.
«Insieme, scoprono che c’è un potere, nella casa, che offre loro la via di fuga che hanno sempre desiderato. Ovviamente, però, c’è un prezzo da pagare.»
«Certo» disse piano Moore. Senza che Sam se ne accorgesse aveva fatto un altro passo verso di lui. Non poteva essere lontana più di un metro e qualcosa. Lo guardava fisso negli occhi mentre lui raccontava la sua storia.
A pensarci bene ha degli occhi proprio belli. E non malgrado il difetto alla pupilla. Anzi, proprio per questo.
Sam continuò: «Un’entità, più antica del tempo stesso, priva di qualunque accenno di emozione umana, sta usando i nostri eroi come un mezzo per guadagnarsi l’accesso al mondo reale. E funziona. Loro sono assuefatti al potere, perché lo sballo non è paragonabile né alle droghe né al sesso».
Moore aggrottò la fronte e fissò Sam. La pupilla rotta sembrava dilatarsi, anche se quella dell’altro occhio restava la stessa. «Non ho ancora capito cosa c’è di negativo nell’accordo. Mi sembra divertente.»
«Be’, dipende da cosa intendi per divertente. Vedi, l’entità richiede dei sacrifici. All’inizio sono sacrifici di natura sessuale. Sarai contenta di sapere che c’è tanto spreco di seme, e circola una quantità innaturale di fluidi.»
«Perfetto.»
È così vicina. Quando è arrivata così vicino?