Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Gli occhi marroni di Kate scattarono verso gli scrittori riuniti sul marciapiede. Sorrise con calore, mentre d’istinto alzava la macchina fotografica. Con il pollice premette un pulsante sul corpo della macchina e iniziò a riprendere. «‘Giorno» disse, mettendo rapidamente a fuoco il grandangolo.

«Buongiorno» rispose Daniel.

Wainwright si voltò, con il volto liscio e stranamente artificiale alla luce della tarda mattinata. Sbatté il palmo aperto sul fianco di metallo del pulmino.

«Che ne pensate? Una vera bellezza, no?»

Moore si lamentò a bassa voce. «Facciamola finita» disse, mentre raggiungeva lo sportello aperto e saliva.

Il vecchio pulmino sobbalzava lungo la strada.

Sam guardava dal finestrino, il volto allungato, gli occhi stanchi. Non aveva dormito bene la notte prima. I suoi nervi erano come milioni di diapason che vibravano in tonalità diverse.

Eccomi qua, in viaggio verso il campo estivo, pensò. Mi sento un bambino. Odio sentirmi un bambino.

«È un Volkswagen del 1975» disse Wainwright, con la voce che rimbombava dal posto di guida.

Quando nessun altro rispose, Sam si chinò in avanti dal sedile in terza fila.

«Che cosa?»

«Il pulmino. È del 1975, lo stesso anno in cui le sorelle Finch traslocarono nella casa sul Kill Creek. Lo stesso anno, credo, il signor Cole pubblicò due romanzi: In fondo al tunnel e Il buio prima dell’alba.»

«Giusto» disse Sebastian, leggermente imbarazzato dal commento di Wainwright.

Moore fece un fischio, sarcastica. «Abbiamo capito: Sebastian in cent’anni ha scritto un sacco di libri.»

Sebastian, invece di offendersi, fece una risatina. «Non si preoccupi, signora Moore, Il buio prima dell’alba era una vera merda.»

«E Tunnel, invece?» domandò Moore.

«Be’, ovviamente era geniale» disse lui, strizzando l’occhio.

Sam tornò ad appoggiarsi al sedile, ascoltando il ronzio dell’asfalto sotto le ruote. Daniel Slaughter era seduto accanto a lui sul sedile di pelle, le mani giunte con devozione in grembo. Si era messo un’anonima polo verde, infilata in un paio di Dockers marrone chiaro e stretta con una cintura di cuoio marrone, un po’ troppo stretta, osservò Sam, a giudicare dalla notevole protuberanza sul girovita. Le braccia paffute di Daniel spiccavano pallide contro le maniche corte della maglia, con la sua pelle grigiastra come il ventre di un pesce morto.

Il viaggio dall’albergo di Kansas City era stato relativamente tranquillo, anche se Wainwright era deciso a cambiare le cose. Ogni qualche minuto faceva un nuovo tentativo dicendo qualche banalità, ma fino a quel momento aveva sempre fallito. Sam era riconoscente per questo. La sera prima la presentazione così fuori dalle righe del giovane magnate di Internet li aveva lasciati esausti, e a Sam sembrava di avere i postumi di una sbornia, malgrado al bar dell’albergo avesse bevuto solo tre birre.