Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

L’uomo si schiarì la gola e bevve un sorso d’acqua da un bicchiere alto e stretto. «Okay, va bene, penso che possiamo cominciare…»

Una pesante porta insonorizzata si aprì, e all’improvviso lei fu nella stanzetta insieme a loro. Indossava una maglia attillata color grigio, una gonna di pelle sopra a un paio di leggings, e un impermeabile nero elegante che le arrivava subito sotto al bacino. I capelli scuri erano tagliati corti, e l’acconciatura li faceva assomigliare a tanti pugnali.

Senza accorgersene, Sam saltò su dalla poltroncina e scattò bruscamente di lato con la testa, facendo tendere il filo delle cuffie. Se le tolse, arrabbiato con se stesso perché si sentiva come un liceale al primo appuntamento.

«Ciao» disse.

Lei gli sorrise con calore. Calore. Era una parola che Sam non pensava di poter mai usare a proposito di T.C. Moore.

«Ciao Sam. È così bello rivederti.»

Gli fece scivolare le mani intorno al corpo e lo attirò a sé, abbracciandolo.

«Come stai?» domandò lui. «Bene» rispose lei. «Proprio, proprio bene.»

Sam sentì la voce metallica del tecnico che usciva dalle cuffie: «Quindici secondi».

L’uomo dall’altra parte del tavolo accennò alla terza poltroncina. «Signora Moore, se per lei va bene, stiamo per iniziare.»

Moore si sedette. Sam fece lo stesso, aggiustandosi le cuffie sopra le orecchie.

L’uomo giunse le mani sul tavolo, come se volesse ringraziare l’Altissimo. Si chinò verso il microfono, con sopra il logo rosso, nero e blu della NPR. Quando parlò, la sua voce era morbida come il velluto.

«Benvenuti a una nuova puntata di Book End. Io sono Rupert Taylor, e oggi con me ci sono Sam McGarver e T.C. Moore, due delle firme più famose della letteratura horror, per parlare dell’indiscusso maestro del macabro, il compianto Sebastian Cole, e dell’edizione speciale per il quarantesimo anniversario del suo capolavoro di horror soprannaturale, Un’ombra troppo lunga.»

Fece una pausa, cercando la maniera migliore per affrontare l’argomento successivo.

«Prima di parlare del libro e della sua eredità, tuttavia, vorrei parlare della storia che so che i nostri ascoltatori si aspettano di sentire, ovvero di quello che è successo a Kill Creek.»

Ci siamo, pensò Sam. Non era sorpreso. Sapeva che gli avrebbero fatto delle domande su quell’argomento. Per quando fosse arrivato il momento, aveva preparato addirittura delle frasi di circostanza per scoraggiarli.

«Chiedo scusa» esordì dunque Sam. «Comprendo la curiosità, ma è ancora molto difficile per me affrontare questo argomento. La signora Moore e io abbiamo vissuto un’esperienza terribile e molto traumatica, e che per giunta ha causato la morte del signor Cole. Non ho altro da aggiungere che i vostri ascoltatori non sappiano già.»

«Va tutto bene, Sam. Sono solo curiosi» disse Moore.

Lui la guardò, confuso. Che stava facendo? Se avessero parlato di quel posto non ne sarebbe venuto niente di buono.