Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Dentro la casa, le fiamme raggiunsero il muro orientale e tentarono di arrampicarsi. Il volto di Sam si illuminò di un bagliore arancione.
Panico. Sua madre era là dentro. La donna che malediceva i nomi dei figli, che li incolpava di tutte le sfortune della propria vita. Ma era comunque sua madre. Si mise a correre. Dentro la casa che bruciava. Cercò di tirare fuori il suo corpo. Jack afferrò Sammy per il retro della maglietta. Sammy gridava: «Mamma! Scusami! Mamma! Svegliati, mamma! Scusami! Scusami!».
L’intera cucina era in fiamme. Una trave del soffitto stava per cadere. Sopra sua madre. Su quella poltiglia insanguinata che era stata la sua testa. Parte del telaio della porta venne giù, e Sam fu sbattuto a terra. Si ritrasse, davanti all’odore della propria carne che bruciava, mentre le fiamme gli divoravano il braccio sinistro.
E Jack ancora una volta lo trascinò via per la maglietta. Sentì il rumore del cotone che si strappava. Il ruggito del fuoco, mentre le fiamme invadevano tutta la vecchia casa.
L’atrio ormai era avvolto dalle fiamme, che già cominciavano a intrufolarsi per le scale, verso il primo piano.
Il tremulo bagliore di quella luce arancione.
Jack si era tolto la maglietta per avvolgere il braccio ustionato di Sammy. Rimasero l’uno accanto all’altro, a guardare la loro casa che bruciava. Da qualche parte, all’orizzonte, sentirono l’ululato delle sirene.
Le fiamme arrivarono all’imboccatura della tanica di plastica. Dentro c’era ancora una discreta quantità di benzina, pronta per essere divorata.
Le mille voci di Kill Creek lo maledissero, trasformandosi in qualcosa di gutturale e bestiale, come un disco che rallenta sul piatto di un giradischi finché le parole non diventano qualcosa di inumano.
Sam scese barcollando i gradini mentre, all’interno, le fiamme si infilavano nella tanica. All’inizio ci fu un lampo, poi la tanica esplose in una palla di fuoco. I pezzi di plastica fusa andarono a sbattere contro le pareti, con un rumore come di bagnato, facendo alzare riccioli di fiamme e fumo dalla carta da parati, come serpenti di fuoco.
Sam raggiunse zoppicando il punto in cui era seduta Moore, con la schiena contro la fiancata del SUV.
«Pensi che la pioggia lo spegnerà?»
Sam scosse la testa. «Se anche ci riuscisse, sarebbe troppo tardi.»
Sembrò che il terreno sotto di loro di spostasse, facendo inciampare per un attimo Sam nell’erba.
«Devo andare a prendere Daniel» disse.
«No» rispose Moore. «Lascialo stare.»
Un altro ciuffo d’erba agguantò la scarpa di Sam, quasi tirandola via. Lui abbassò gli occhi appena in tempo per accorgersi di un rampicante coperto di una peluria verde che scivolava tra l’erba.
«E questo cos’è?» domandò.