Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Controllarono gli interruttori della luce mentre, esitanti, ispezionavano le stanze. Non c’era corrente elettrica. Questa non era una sorpresa; infatti era scomparsa con la rimozione del generatore, il primo novembre. In cucina, Wainwright aprì i rubinetti del lavandino. Niente porcherie marroni. Niente acqua fresca. Niente di niente.

Si spostarono lungo lo stretto corridoio, verso la stanza principale. Un’ondata di panico sembrò abbattersi su Wainwright. «Che c’è?» chiese Sam.

L’altro scosse la testa e si costrinse a seguire gli altri.

Attraversarono la stanza successiva e l’atrio. Si ritrovarono ai piedi delle scale.

«Cosa credi che abbia preparato per noi?» domandò Sebastian.

«Non lo so» rispose Sam, sinceramente. «Sa che siamo qui. Se vuole farci qualcosa, ce lo farà.»

La casa scricchiolò piano al vento leggero, con le assi che schioccavano debolmente negli angoli più lontani. Nessuno disse niente. Rimasero assolutamente immobili, in ascolto, sforzandosi di cogliere qualcosa di insolito: un passo, una risata, l’eco di qualche voce. Sentirono solo il vento che fischiava mentre aumentava per un istante, premendo con le sue mani invisibili contro i vetri delle finestre. Poi il fischio svanì. Il vento cessò. Sentirono tutto il peso di quell’immobilità quasi assoluta che si posava su di loro.

Il caldo dell’estate incombente sembrò indietreggiare nell’attimo in cui entrarono nel corridoio principale, un’evenienza che avrebbero dovuto accogliere di buon grado, ma che invece li innervosì. Rimasero lì, nella casa fredda e silenziosa, aspettando che facesse lei la prima mossa.

E lei sta facendo esattamente lo stesso, pensò Sam. Ci guarda. Aspetta.

Moore aggiustò la presa sul manico della mazza, si voltò verso Sam e alzò un sopracciglio sottile e arcuato.

«Dunque?» domandò.

Da quando sono diventato il capo? si chiese Sam. Prese fiato, cercando di abituarsi a un ruolo che non aveva mai voluto.

«Sfondiamo» disse.

Moore annuì, in segno di approvazione. «Sfondiamo.»

Le scale scricchiolarono sotto ai loro piedi, mentre raggiungevano furtivi il piano di sopra. Salendo, Moore soppesava la mazza tra le mani.

Tieniti pronta, raccomandò a se stessa. Questa stronza è capace di raggiungerci nelle nostre case. Chi può dire cosa farà qui.

Wainwright la seguiva da vicino. Sebastian era il terzo, con la mano sulla ringhiera, assicurandosi di avere entrambi i piedi saldamente piantati su ogni gradino, prima di passare al successivo. Sam li seguiva, pronto ad afferrare Sebastian se fosse inciampato. Come sempre, Daniel veniva per ultimo, avvolto in un silenzio inquietante.

Al primo piano non trovarono fantasmi ad attenderli. La finestra di vetro colorato all’estremità del corridoio era un’alternativa gioiosa alle ombre che avvolgevano la cima delle scale. Superarono le porte chiuse delle stanze, a destra e a sinistra, dando ciascuno un’occhiata di nascosto alle vecchie stanze da letto, sopraffatti dai ricordi della prima visita a Kill Creek.