Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Sam, sei stato terribilmente silenzioso» disse, all’improvviso. «Ma in un certo senso è ciò che fai sempre, vero? Aspetti che passi. Ti mimetizzi con lo sfondo.»
Eccoci, pensò Sam. Ora tocca a me. Prese la bottiglia di birra e, purtroppo, la trovò vuota.
«Sto solo cercando di salvarmi dal fuoco incrociato.»
«Scusami, amico.» Wainwright sogghignò, appollaiato sulla sedia, con la mano sull’attizzatoio come un re sul trono. Nella luce cruda del fuoco, il suo viso sembrava più artificiale che mai, come fosse un estraneo che indossava una maschera di Wainwright. «Non ti puoi nascondere per sempre.»
Ancora una volta, Sam provò l’inquietante sensazione che Wainwright riuscisse a leggergli nel pensiero.
«Possiamo dire che tu ti collochi da qualche parte tra Sebastian Cole e T.C. Moore.»
«Credo di sì.»
«Sei uno scrittore mainstream. Scrivi romanzi horror molto popolari.»
«Sono stato abbastanza fortunato da trovare il mio pubblico.»
«Secondo te, perché così tante persone si riconoscono nel tuo modo di scrivere?»
La luce rossa si accese sopra l’obiettivo della telecamera di Sam, come un topo con un occhio solo che lo studiasse cercando di valutarne i punti deboli.
Non è un interrogatorio, cercò di convincersi. È come una delle tue lezioni. Resta nel tuo posto sicuro. Lui entrerà solo fino a dove glielo permetterai.
Sam si raddrizzò sulla sedia e si immaginò dietro al leggio, alla Budig Hall, con la grande finestra gotica che incombeva sopra di lui come una freccia dorata. «Credo che per prima cosa bisogna definire l’ordinario, prima di accompagnare i lettori nello straordinario. Dunque, inizio con il mondo naturale e lentamente, con metodo, lascio che il soprannaturale lo invada. Non so… Forse è per questo che alla gente piacciono i miei libri. Perché nei personaggi e negli ambienti riconoscono le proprie vite. Io capisco, e apprezzo, il modo in cui altri si avvicinano all’horror. Come la fantascienza e il fantasy è un genere che incoraggia, come dovrebbe, la libertà di sperimentare e raccontare storie in modi unici e molto personali. Il mio è iniziare con qualcosa di molto reale, di molto concreto, e poi gradualmente aprire alcune crepe in questa facciata e lasciare entrare l’oscurità. Io cerco di rendere omaggio a chi mi ha ispirato, e nessuno mi ha ispirato più di Sebastian Cole.»
«Grazie Sam» disse Sebastian.
Se la stanza non fosse stata così buia, avrebbero visto Sam che arrossiva più per la vergogna che per l’imbarazzo. Ancora non sapeva come rendere giustizia a ciò che Sebastian significava per lui senza sembrare un adulatore.
«Però» continuò Sam, «come Moore, non voglio trascurare i danni concreti che il male può fare. Il male corrompe. Infetta. E un’infezione non è un bello spettacolo. Comincia lentamente, ma alla fine, se non viene trattata, c’è tanto dolore e pus e altre cose schifose e impossibili da ignorare. Ecco cos’è l’orrore per me: quando qualcosa di cattivo viene nascosto…»
«Sotto il tappeto?» Wainwright non riuscì a resistere e citò il titolo del primo romanzo di Sam.