Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Ho scritto la prima bozza di questo libro più di dieci anni fa, ma siccome lavoravo principalmente nei reality show e nella televisione per bambini, sembrava che nessuno fosse interessato al romanzo horror di un autore esordiente. Dunque, il fatto che finalmente sia capitato nelle vostre mani è il risultato del lavoro di tante persone fantastiche che meritano la mia più profonda gratitudine:
Adam Gomolin di Inkshares, che ha riconosciuto il potenziale del mio manoscritto originario e mi è stato vicino, dovrei dire in trincea, durante ogni singola riscrittura. Mi ha incoraggiato a uscire dalla mia comfort zone, sfidandomi a ripensare anche i momenti che secondo me funzionavano alla perfezione. Aveva ragione: perfino quei momenti potevano essere migliorati.
I miei editor, Matt Harry e Pamela McElroy, che hanno riletto il libro molte, moltissime volte, per affinarlo dal punto di vista sia creativo che grammaticale.
Avalon Radys e tutta la squadra di Inkshares, perché hanno tenuto il motore acceso e lo sportello aperto, permettendomi di saltare su anche all’ultimo momento.
Jamie Dorn, J.F. Dubeau, Alex Rosen e Phil Sciranka per aver trovato il tempo di leggere questa mia storia di fantasmi e dare il loro inestimabile contributo.
Jorge Gonzalez e Chris Contreras di Tracking Board. Senza la loro Launch Pad Manuscript Competition, questo libro sarebbe ancora dentro al disco fisso del mio computer.
Rock Shaink, che non è stato solo un grande sostenitore di questo romanzo, ma anche del sottoscritto come scrittore horror.
Jed Elinoff, per la sua amicizia, e per avermi aiutato a difendere il fortino, mentre ascoltava i miei discorsi su quanto poco dormivo mentre riscrivevo… riscrivevo… e riscrivevo il libro.
Charles Kephart, che ha letto la prima bozza in assoluto di Kill Creek. Lui mi ha incoraggiato per anni, con la sua amicizia e le sue parole gentili.
Gli amici, i famigliari e i completi sconosciuti che mi hanno sostenuto con i preordini del libro su Inkshares.
Le cittadine di Coffeyville e Lawrence, nel Kansas, e la University of Kansas, perché mi hanno reso ciò che sono e mi hanno ispirato questa storia di fantasmi del Midwest.
Gli innumerevoli scrittori e cineasti con cui sono cresciuto, e che continuano a nutrire il mio amore per l’horror. Ogni frase di questo libro, in qualche modo, esiste per causa loro.
I miei genitori, Warren e Sherry, che non si sono mai opposti al fatto che il figlio tappezzasse la camera da letto con tutte quelle pagine di “Fangoria”.
Le mie splendide figlie, due ragazze brillanti, esilaranti, creative: Aubrey e Cleo, che hanno fatto il tifo per me durante ogni riscrittura e non hanno mai trascurato di chiedermi: «Quante pagine ti mancano?». Un sacco, ragazze. Un sacco di pagine.