Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sotto il ponte di Walnut Creek, o nel seminterrato pieno di gente della casa sulla Sixth Street, lei lo chiamava “Pretty Boy” o “Pretty Boy Tom”, ma quando erano solo loro due, e nessun altro, lei lo chiamava Tommy e lui la chiamava Charlie. La sua Charlie. La sua unica e sola.
Lei sapeva che erano un mucchio di stronzate. Lui scopava parecchio in giro, però aveva sempre quella barba di due giorni che le arrossava la guancia e uno stupido anello al sopracciglio con una pietra turchese e sempre la stessa camicia a maniche corte con gli aloni sotto le ascelle che non lavava mai, e quando lui la chiamava “Charlie” le si scioglieva il cuore e la fica faceva i salti mortali all’indietro.
Oggi la chiamava “Pastore Charlie”. Sua Santità. Lei gli disse che non era divertente. Lui rispose che non era uno scherzo. Lei, adesso, era qualcosa di più grande. Più grande e più profondo e più splendido pure delle stelle del cazzo. Lui la baciava forte con i denti macchiati di tabacco e le loro lingue erano come serpenti che si accoppiavano arrotolandosi l’uno intorno all’altro.
«Fallo, tesoro. Lui vuole che tu lo faccia.»
Charlie aveva in mano un martello. Blackwood l’aveva chiamato “accetta da falegname” quando glielo aveva prestato. Martello da un lato, accetta dall’altro.
Le unghie di Charlie erano dipinte di nero come quella porta della canzone dei Rolling Stones. Sorrise. «Ehi, R.T., sei pronto a fare questa cosa per noi? Ricordati, brutto stronzo, che ce lo devi, tu e tutta l’erba che ci hai scroccato.»
R.T. annuì, ma non poteva fare altro. Era legato per i polsi, e pure alle caviglie. Era completamente nudo. Aveva le spalle al muro.
«Quando lo farete, me lo menate il cazzo, almeno?» disse.
Tommy disse: «Per me va bene, tesoro. Non mi importa». E diceva sul serio, perché era un tipo in gamba, con un lavoro e un’auto e il cuore pieno d’amore.
Charlie prese in mano il piccolo, triste cazzo di R.T. e cominciò a fare su e giù con la mano. Gli sfiorò lo scroto con le unghie smaltate di nero. Ora il cazzo di R.T. era in fiamme. Non sarebbe durato a lungo.
«Fatelo» mugugnò. «Fatelo proprio mentre vengo.» Schiacciò la nuca contro il muro.
Tommy bisbigliò: «Funzionerà, vero?».
Charlie alzò il martello con una mano, dalla parte della testa. Con l’altra mano, sentì sul palmo il primo bacio bagnato del cazzo di R.T.
Ora!
Gli sbatté la lama contro il cranio, mentre tremava tutto. Lei non capiva se era per lo shock del colpo o per l’estasi dell’orgasmo. R.T. era un macello, tutto appiccicoso, dalla testa alla punta del cazzo.
«Funziona.» Tommy le fece scivolare una mano intorno ai fianchi e l’attirò a sé. «Funziona!»
Il muro stava crollando. Il primo mattone venne via.