Back Flush Save as PDF
Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

p. 128 “Nerone si era gettato da una finestra ai piani alti.” Nerone (circa 1849-60) era, secondo Carlyle, “Un piccolo avanese (maltese? o altrimenti meticcio) a pelo lungo, perlopiù bianco – un cagnolino particolarmente affettuoso e vivace, per il resto di qualità modeste, e poco o per nulla addestrato”. Il materiale per scrivere una sua vita abbonda, ma non è questa l’occasione per usarlo. Basti dire che fu rapito; che un giorno portò a Carlyle un assegno, legato intorno al collo, che bastava per comprare un cavallo; che “due o tre volte l’ho buttato in mare [ad Aberdour], cosa che non gli piacque affatto”; che nel 1850 saltò dalla finestra della biblioteca, e mancando gli spuntoni del cancelletto, era caduto, “plaff”, sul marciapiede. “Era dopo colazione,” racconta la signora Carlyle, “e lui era in piedi davanti alla finestra aperta, a guardare gli uccelli... Sdraiata a letto, ho sentito Elizabeth dall’altra parte del paravento che gridava: ‘Oddio! Oh, Nerone!’ e si precipitava giù al portone come un vento fortissimo... allora sono saltata su per raggiungerla, ancora in camicia da notte... Il signor C. è sceso dalla sua camera col mento tutto insaponato e ha chiesto, ‘È successo qualcosa a Nerone?’ – ‘Oh, signore, deve essersi rotto le zampe, si è buttato dalla vostra finestra!’ – ‘Dio mi benedica!’ ha detto il signor C., ed è tornato a farsi la barba.” Non s’era rotto alcun osso, invece, e Nerone sopravvisse, per essere investito dal carretto di un macellaio, e morire infine per gli effetti dell’incidente il primo febbraio 1860. È sepolto in cima al giardino di Cheyne Row, sotto una piccola lapide. Se davvero avesse voluto darsi la morte, o se, come fa intendere la signora Carlyle, si fosse semplicemente lanciato sugli uccellini, potrebbe essere materia per un trattato estremamente interessante sulla psicologia canina. Secondo alcuni il cane di Byron impazzì per empatia nei confronti di Byron; per altri Nerone fu spinto a una disperata malinconia a causa della frequentazione con il signor Carlyle. Tutta la questione del rapporto tra i cani e lo spirito della loro epoca, cioè se sia possibile definire un cane elisabettiano, un altro augusteo, un altro ancora vittoriano, insieme all’influsso sui cani della poesia e della filosofia dei loro padroni, merita una discussione più ampia di quella che si possa affrontare qui. Per il momento, le motivazioni di Nerone non possono che rimanere oscure.

p. 137 “Sir Edward Bulwer-Lytton si credeva invisibile.” La signora Huth Jackson scrive in Un’infanzia vittoriana che “Lord Arthur Russell mi raccontò, molti anni dopo, che da bambino fu portato da sua madre a Knebworth. La mattina dopo si trovava nella sala grande per colazione, quando un vecchio signore dall’aspetto strano, che indossava una vestaglia logora, entrò e camminò lentamente intorno al tavolo, fissando lo sguardo su ciascuno degli ospiti, a turno. Sentì il vicino della madre sussurrarle all’orecchio, ‘Fate finta di niente, crede di essere invisibile’. Era proprio Lord Lytton” (pp. 17-18).

p. 149 “Ora era morto.” È certo che Flush sia morto; ma la data e le circostanze della sua morte sono sconosciute. L’unico riferimento consiste nell’affermazione “Flush visse fino a una bella età ed è sepolto nella cripta di Casa Guidi”. La signora Browning fu sepolta nel cimitero inglese a Firenze, Robert Browning nell’abbazia di Westminster. Flush giace ancora, dunque, sotto la casa in cui, tanto tempo fa, vissero i Browning.