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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Rimase a terra, e non osò tirare fuori un guaito, per ore. La sete era la sofferenza peggiore; ma un sorso dell’acqua densa e verdognola che stava in un secchio lì vicino lo aveva disgustato; avrebbe preferito morire che berne un altro. Eppure un maestoso levriero se ne abbeverava avidamente. Ogni volta che con un calcio veniva aperta la porta, alzava lo sguardo. Miss Barrett – era Miss Barrett? Era arrivata finalmente? No, era solo un omaccione irsuto, che li allontanò tutti con una pedata e si avvicinò, brancolando, a una sedia rotta sulla quale infine si accasciò. Poi, a poco a poco, il buio si infittì. A malapena distingueva le forme sul pavimento, sul materasso, sulle sedie rotte. C’era un mozzicone di candela attaccato alla mensola sopra il caminetto. Un bagliore bruciava nel canaletto di scolo. Pur in quella luce opaca e tremolante, Flush riuscì a vedere facce terribili di passanti che sbirciavano maligni alla finestra. Ecco che entrarono tutti, finché la stanzetta affollata si riempì così tanto che dovette indietreggiare e coricarsi ancora più vicino al muro. Questi mostri tremendi – alcuni vestiti di stracci, altri sfolgoranti, con tanto di piume e belletto – si accovacciavano sul pavimento; si curvavano sul tavolo. Iniziarono a bere; bestemmiavano e si picchiavano. Ed ecco che dai sacchi gettati a terra ruzzolarono fuori altri cani – cagnolini da salotto, setter, pointer, coi collari ancora indosso; e un gigantesco cacatua che si agitava e si scagliava da un angolo all’altro della stanza, strillando “Pretty Poll”, “Pretty Poll”, con un tono che avrebbe terrorizzato persino la sua padrona, una vedova di Maida Vale. Poi si aprirono le borse delle donne: sul tavolo si riversarono braccialetti e anelli e spille, come quelli che Flush aveva visto indossare a Miss Barrett e a Miss Henrietta. Quei demoni li palpeggiavano, li ghermivano; imprecavano, se li litigavano. I cani latravano. I bambini gridavano, e lo splendido cacatua – Flush aveva spesso intravisto un uccello simile pendere da una finestra di Wimpole Street – prese a strillare “Pretty Poll! Pretty Poll!” sempre più veloce, finché non gli fu tirata addosso una ciabatta, e sbatté freneticamente le enormi ali grigio tortora a macchie gialle. Poi la candela si rovesciò e cadde. La stanza rimase al buio. Diventò sempre più calda; il fetore, il caldo erano insopportabili; a Flush bruciava il naso; gli fremeva il pelo. Ma Miss Barrett ancora non veniva.

Miss Barrett giaceva sul sofà in Wimpole Street. Era contrariata; era preoccupata, ma non seriamente allarmata. Certo, Flush avrebbe sofferto; si sarebbe lamentato, avrebbe latrato tutta la notte; ma era questione di poche ore. Mr Taylor avrebbe stabilito la somma; lei l’avrebbe pagata; Flush sarebbe stato restituito.

Sorse l’alba di mercoledì 3 settembre nelle Corvare di Whitechapel. Le finestre rotte si sporcarono gradualmente di grigio. La luce cadde sulle facce pelose dei delinquenti che giacevano a terra scomposti. Flush si ridestò da un dormiveglia che gli aveva velato gli occhi, e capì di nuovo la verità. Era questa, ora, la verità: questa stanza, questi delinquenti, i cani lamentosi, aggressivi, legati stretti, l’oscurità, l’umidità. Veramente si trovava in un negozio, con le signore, tra i merletti, solo ieri? Esisteva davvero un posto come Wimpole Street? C’era veramente una stanza dove l’acqua fresca scintillava in una ciotola color porpora; dove s’era disteso sui cuscini; dove gli era stata data un’ala di pollo arrostita a puntino; e dove era stato dilaniato dalla rabbia e dalla gelosia e aveva morso un uomo dai guanti gialli? Tutta quella vita, con le sue emozioni, scivolava via; si dissolveva, diventava irreale.